E così sui binari in tondo gira, illudendo la ragione, questo trenino a molla che si chiama cuore (Fernando Pessoa)

Parenthood (Parenti Amici e tanti guai)

Certe sere

Ieri a cena da Amelia. Inaugurazione della mini-casa.

Abbiamo giocato. Abbiamo giocato un gioco di società, invisibile, senza carte, pedine, cartelloni, dadi.
Da ragazzini abbiamo passato intere serate così, seduti non importa dove, se era un cortile, un giardino, un garage.
Crescendo i luoghi cambiavano, ma le serate migliori erano questo.
Migliori delle discoteche e del cinema, perchè era il nostro cinema.
Era stare insieme .Lo svolgimento di un gioco, fatto  di parole , di battute, costruite sul nulla, senza uno sbocco, un senso, se non quello di castigare il tempo. E non era un circolo chiuso, scattava anche per strada, con gli sconosciuti, era un modo, attaccato un discorso, di stare lì, rimanere, conoscersi.
Intere serate No-Sense, che ridevi anche dopo a casa  , fin sotto le coperte per l’assurdita delle cose dette.
Bastava che uno dei presenti, desse l’avvio, per sbrigliare la fantasia e le uscite  impensabili, le capacità di gioco e di reazione di chi era presente, per svelare personalità impensate.
Nei locali ci vado, ma non è la stessa cosa, è incredibile, come cala la socializzazione,perfino con la gente che ti accompagna.
Mi fa pensare ai bambini, che gli compri giocattoli belli e fiammanti, e poi li trovi a giocare con le forchette,  o nei giardini,   con la terra e l’erba a cucinare piatti prelibati,  nei legnetti immaginare spade luccicanti, con semplici oggetti creare variopinti giochi che li occupano per ore, vero immaginifico divertimento, scansando tutti i pelouche e i giocattoli  “bell’è’pronti” di cui han piene le camerette.

Ieri, non si sa come, si era deciso di  far dire ad Amelia, in (tele)camera, con una delle sue 1000 espressioni :”vi ucciderò tutti” , che però, persa la sua innata , naturale comicità, davanti all’obiettivo, si rifiutava. Quindi le è stato costruito un autentico “giallo sanguinario” intorno. Il gioco lo ha cominciato il Vice aprendo in continuazione il freezer, per mostrarci reperti sospetti , carne non propriamente animale. Poi, i lavori effettuati in giardino da Amelia, il curioso “martello Batticarne”, ma anche ogni banale oggetto o frase diveniva l’avvio di una scia di battute. Un’improvvisazione teatrale, in cui noi eravamo gli invitati a cena, tutti possibili vittime della presunta serial killer di Campo Di Marte, con attimi di solidarietà tra condannati e altri in cui “ognuno per se, dio per tutti”. Una catena, una piccola gara di battuta, col solo scopo di far ridere e sorridere che ti sta seduto accanto. Fino a che Amelia a venti all’una ci ha messi fuori dalla porta.

Certo si potrebbe dire…”ma state male…”.  Noi stessi le chiamiamo “stronzate”.
Eppure  se mi soffermo un attimo a pensare, la cacca che ci propinano in TV e chiamano  “reality”, che dovrebbe rappresentare uno spaccato di “vero” mostra gente, selezionata, messa insieme… dementi, capaci solo di buttarsi l’un l’altro in piscina per passare le serate. O al limite bere e vomitare.  O creare coalizioni. Sì, ogni tanto trombano, ma solo per l’audience.
La gente VERA , non è così. La gente vera, non è solo tutta tirata agli aperitivi,  sa stare insieme. E sà interagire, parlare , ascoltare,  non necessariamente “impegnata & intellettuale”, solo leggera e giocosa.

Annunci

In Tv, il pomeriggio, che palle.

Celebration : Renzo Arbore & Toto Cutugno

Ubik: “Ma cutugno perchè c’ha gli occhiali a specchio??
Cataratte?

Inquadratura successiva: Cutugno ha tolto gli occhiali.

Ubik: “Non ce l’ha le cataratte, anzi è invecchiato benissimo.”


Menina: Li ibernano e per le occasioni, li scongelano..
Gli occhiali gli servono per abituarsi alla luce 

Meglio uscire col cane…và…


Amelia’s show (sit-com of the Year)

Amelia sabato, sera rivolta serenamente alla 5mani
(detta cinquemani sprecate e notoriamente burbera):

” Ale, secondo me te non sei Gay.
Sei solo isterica “

 

Uno striscione al gay-pride lo merita.


IO TI TRAINO

TRACCIA LA TUA STRADA NELLA SABBIA COL CULO E FACCIAMO SCORRERE LE BILIE CON I CICLISTI !!


Lo zaino

Sai lo zaino che “ho preso in prestito” a casa tua?

Sta ogni andata, ogni ritorno da lavoro, in bici, sulla mia schiena, abbracciato alle mie vertebre.
E io so di avere una cosa tua con me. Sta con me nel parco, tra il verde, la gente che si fa il fiato correndo, che gironzola con i cani, sta in una bellissima macchia di verde, in una strada bianca. Contiene poche cose, è leggero e presente. E mi fa pensare a te. E mi fa stare bene avere qualcosa che ti appartiene. Mi piace. Ha troppe cerniere per me che non le chiudo mai e perdo sempre tutto e gli manca un gancino. Mi piace.

Io sò che mi comporto con te, come quei fidanzati assenti e perennemente distratti e penso che un giorno ti stuferai, e forse avrai ragione. Poi, proprio come quei fidanzati, quelli delle canzoni di una volta, magari sembra che provo a “coglierti” di sorpresa, di tanto in tanto con due parole “ruffiane”. Però le sento.

Ti sento. Ci sei anche quando non ci sei. E mi dai sempre. Quando sei a portata di sguardo io riesco a sentire i tuoi occhi. Li sento quando si posano su di me, quando mi accarezzano e quando mi frustano. E non ho paura dei tuoi umori, dei tuoi silenzi, delle tue espressioni, delle tue paure, dei tuoi pensieri, della tua forza,delle tue opinioni. Sono familiari, tu sei familiare. Non ho paura della nostra diversità.
All’ingorgo sonoro non ho voluto tornarci quest’anno. Perchè lo scorso, sedute su un gradino, in disparte, tra la folla, il rumore, i vapori etilici(non miei, ero sobrissima)in un attimo mi è cambiata la vita, ho visto un mondo che non conoscevo nelle tue parole, mi sono sentita arrabbiata perchè disperatamente impotente. Mi sarei sparata seduta stante un colpo ad una gamba in cambio di quel tuo “nero”. E ho chiuso tutto in un baule dentro la mia anima, come faccio con le cose solo mie , quelle che non esistono parole per dirle. Ti preserverei da ogni male , da ogni ferita, delusione se potessi. Te sola. Fa niente se non sarebbe giusto.Me ne frego della grammatica.


Chiu Pilu Pè Tutti (€ 50)

Ieri con candore (faRso come i soldi del monopoli) B.B. dice:
“sai ho lavato il tappetino di camera mia, in lavatrice…ci sarà un pò di pelo.”

Pelo?
PELO!
Pelo verde . Ciuffi di pelo.
Ovunque.
Tranne sul tappeto che ora sembra affetto da una grave forma di alopecia.
Pelo nel cestello. Risciaccqui inutili e pieni di Pelo.
Naturalmente in ogni oggetto di moderna concezione, le parti essenziali, come ad esempio IL FILTRO DELLA LAVATRICE sono collocate nei posti più scomodi e meno accessibili, ma con le pinze un cencio e pazienza, metalmeccaniche in ginocchio a 90°, io e Giusi siamo riuscite a togliere il tappo.

E nel filtro :Pelo, pelo, ancora pelo…E pezzi di una banconota da 50euri.
Sciolta, irrimediabile, incompleta.
E l’unica cialtrona in casa che può mettere 50€ in lavatrice sono IO.

B.B , non potevi andare per negozi, che ci sono i saldi? Almeno io non avrei aperto il filtro, tu avresti speso 50€ in Perizomi&Borse e io sarei rimasta ignara dei 50 sciolti nel detersivo e nel Napisan!!

Che roba brutta. Di questi tempi poi.
Quel tappeto che all’ikea costa €12,50, lì agonizzante sullo stendino vendesi alla modica cifra di 5o€. Qualcuno lo vuole?

Senza contare che Aisha lo adorava.


Parenti…

Lo sò…lo sò… vorrei non fosse e lo è. Ma esclusa mia mamma, io più lontana sto dal 90% della famiglia e meglio è per la mia salute mentale.
Vorrei raccontare il contrario, di nonni speciali, favole e aneddoti. Il migliore, quello che mi ha lasciato in eredità gli occhi, non mi ha aspettato. Se ne è andato prima che arrivassi. Ma gli piacevano i boschi e gli animali ed era un padre tenero. La mamma mi racconta che al brontolare ininterrotto della nonna, lui scivolava via piano piano, lasciando la porta di casa socchiusa, perchè  lei non si accorgesse della sua “fuga”.

A volte quello che più hai, è quello che non hai.

L’altro nonno, pittore, folle,  donnaiolo e bevitore da giovane, ci regalava, da anziano, come meglio poteva, quel pò di presenza e tenerezza, e in cerca forse di un perdono (che non ebbe), provò ad essere un nonno migliore di come era stato padre. Disegnavamo insieme cavalli e clown.

 Siamo cugini orfani, slegati nostro malgrado,e ci si vuol bene per questa disunione che non abbiamo scelto.
Ma  tutti gli atri, consanguinei, di quel sangue agitato “giratemi al largo per please.”  Non vi sopporto, mio malgrado.


Cosa fanno tre ragazze il giovedì sera a casa? Ovvero, il male va estirpato alla radice(e pure il pelo)

Moustache

“Giusiiiii me li strappi? Dai.Dai”
Ecco, la sociopatica di Vero, ha fatto da sola. Pensare che una volta ce li strappavamo a vicenda.
Strapparsi la peluria che le donne hanno comunemente sopra le labbra, nel più dei casi non molti, altrimenti andremmo dal barbiere, è mestiere alquanto delicato.
Io non ho paura di niente, lasciatemi alle 2 di notte in un quartiere malfamato, ma quello no, io i peli dal mio corpo, a parte le incursioni col silk-epil(ben diverso dalla ceretta), non me li strappo. Figuriamoci dalla faccia.
Così lo fa giusi. Sono piccole striscette con un inserto di cera a mò di panino. Le tieni tra le mani, le scaldi le apri le applichi. E poi, con scaltra destrezza, strappi.
Giusi: ma non è caldaaaa
Veronica l’ha messa sul termosifone
Vabbè và
Siediti
Mi siedo
“Vai Giusi, mettila, poi pensa a quando sono insopportabile.”
Ma non troppo , sennò rimane giusto il cranio dopo lo strappo…
Messa

“No , giusi, ti prego, non lo fare, non lo fareeee, non voglio, sarò buona, non lo fare.”
Lei titubbba, non è concentrata(saranno le mie urla??) e poi, quando ridi , cedono le forze.
Straaaaap. Io tutta impiastricciata di cera
Strappo non molto deciso, che ridi , giusi, è una cosa seria…
Giusi: ma se non ne hai peli. Sei bionda, non ne haiii.
“Ne ho, guarda meglio, dai, davvero.”
Giusi: andiamo in bagno alla luce
“E andiamo in bagno…”
La temibile estetista in erba questa volta prende una nuova striscia e la scalda sulla fiamma della candela. Suspance…
Ecco il mio baffo di carta, calduccino. Oh, ma non è lo strappo, no.
Non è il dolore, nooo,
che si sà , noi donne ci abbiamo pure la soglia alta.
E’ l’attimo prima, quella specie di sabato del villaggio al contrario.
Straaaap e ancora straaap, per essere sicuri. Stì peli invisibili, il nemico.
Bè.
Sono tornata sul divano tutta unta di Olio Johnson, e con il labbro superiore gonfio. Bè?


94

Roadsigns11_450x340

Mia nonna è convinta che se non si starnutisce ben forte, possa venire l’ernia.
E anche che le blatte le hanno portate i cinesi. Nelle ruote delle macchine… (!!)


PER LA TESTONA

PUNK. Musicalmente punk, i gruppi punk, che facevano musica punk, di look non erano così punk…
disgraziati vestiti al buio i sex pistols di quì sotto:
Sexpistols

Parlando  di look, non ero un estimatrice di Madonna, ma PUNK no.
MADONNA PUNK, se ti sente ti chiede pure i danni.
Ora, io ti adoro quando hai TORTO(TORTOTORTOTORTO) ma vai caparbiamente a dritto.
Sappi che ogni volta che arriverai in fondo, davanti al muro , io ci sarò, sarò lì al tuo fianco,a porgerti il casco, e soprattutto a dirti dolcemente all’orecchio…"TE L’AVEVO DETTO".

DA WIKIPEDIA(CHE è MOLTO PUNK, PUNKISSIMA):

  • Spike o Creste colorate.
  • chiodo di pelle personalizzato con toppe, borchie, spille e scritte.
  • Anfibi o "All star Converse alte o basse" o vans"Classic Shoes e Skate Shoes".
  • braccialetti borchiati.
  • indumenti sadomaso
  • orecchini, piercing, spille da balia spesso usate come orecchini.
  • catene di piccola dimensione al collo con un lucchetto per chiudere le estremità.
  • tatuaggi.
  • cinture borchiate o di proiettili.
  • collari borchiati
  • catene
  • giubbotti jeans personalizzati.
  • jeans attillati e spesso strappati e usurati, o "bondage trousers" (chiamati "Tiger") composti da stoffa tipicamente scozzese di diversi colori a quadri detta tartan, o pantaloni mimetici, oppure pantaloni in pelle nera molto stretti.

Madonna_14

Madonnaearly

Rosari e guarnizioni non erano proprio punk, ma orpelli modaioli dei tempi, dei nostri tempi.
E vogliamo parlare dei ciuffi laccati? Ahimè, ho driblato le Timberland, il Monclair,  e snobbato pure i Levi’s ma sono inciampata nel ciuffo.