E così sui binari in tondo gira, illudendo la ragione, questo trenino a molla che si chiama cuore (Fernando Pessoa)

X

Gli ultimi saranno i primi (ad andarsene)

Mi dispiace essere così, lo sò che non ti interessano spiegazioni e che non te ne devo e che perdo, come sempre, il mio tempo.Mi dispiace sentirti così freddo anche se sò che è giusto così.
Ma sentire l’indifferenza mi fa sentire così  RIMPIAZZABILE, mi capirai, non può non smuovermi dentro.

Quindi tolgo la tua mail XXXXXXX e invio al tuo collega se per te non è un problema, o anche se lo è, perchè è ora che penso a Me, per il resto del tempo che rimango a lavorare quì(spero poco)

Era una cosa che dovevo affrontare prima o poi. Era questo. Io ho cercato di capire la tua posizione, ma alla fine se vuoi una persona, se ti interessa, le cose vanno…e non sono andate, perchè non ti interesso abbastanza. Punto. Devo affrontare.

Era una scadenza che mi ero data, prorogata poi di una settimana, perchè non volevo chiudere in un momento di crisi, o in un momento triste o patetico. O non volevo trovarmi al giorno che ti piaceva di più un altra e allora “tanti saluti”.
Quindi ora che mi sembrava così bello, affettuoso,  ma pensavo che sarebbe durato poco o che comunque le cose tra me o te non sarebbero cresciute oltre, mi sembrava bello, lasciarci così con gli abbracci e i baci, dopo le sere e i telefilm visti abbracciati, le verniciate al mobile, i panni ripiegati, le lenzuola,le notti .

Mi dispiace che non mi prendi, che non mi hai mai preso sul serio.

Mi dispiace molto.

Mi sono chiesta più volte cosa avresti fatto tu al posto mio. E se tu te lo sei mai chiesto. Non sono domande, non più. Tanto risposte da te non si ricevono mai.

La cosa più carina che avrei voluto sentirmi dire e che mi hai detto, poco tempo fa al telefono(chissà se ricordi) è che sono entrata nella tua vita “nel momento sbagliato”. Carina, perchè mi ha fatto pensare  che allora non sono così sbagliata io, che avrebbe potuto funzionare, caratterialmente fra noi.
Anche se razionalmente, penso ancora che sei tu che non meriti e che non hai saputo dare valore adeguato ad una persona come me. Ma non si è razionali 24 ore.

Ciao (non cià)


il collezionista di vespe

Ubik: “TRA QUALCHE GG è UN ANNO CHE TI CONOSCO…
…MA SE ERO ANDATA A FARE UNA GIRATA QUELLA SERA…”

X: “Qual è il giorno preciso ???
Potremmo fissare nuovamente verso le 20.30 al solito posto
Per festeggiare

Ubik(perlessissima, è impazzito? ):
“è IL 21, (*SECONDO LA TUA MAIL DEL LIMONCELLO, ORMAI CANCELLATA TEMPO FA IN UN GESTO DI RABBIA) ,
MI SEMBRA CHE è DOMENICA.
TI TROVAI SEDUTO Lì…DA **BAU-MIAO

CON LA TUA VESPA BIANCA…

…DICI SUL SERIO O MI PRENDI IN GIRO?”

X: “Prima di tutto la vespa è azzurra, si vede che guardavi altro..
Poi, certo che dico sul serio !”


* Non è che io mi ricordo le date, ci sono risalita da una sua mail del gg dopo
** Come si può dedurre(o anche no) il nome di un negozio per animali

Quacosa non quadra. Davvero. Mi perplimo a intervalli regolari ultimamente.

Poi…vabbè…bianca …azzurra…che pignoleria…


Cose & Non cose


Quando ho a che fare con materie sconosciute, mi metto semplicemente lì. Davanti. Io e il mio poco senso pratico, io e la mia testa altrove, letteraria.
Imparo ad usare il trapano se devo fare un buco nel muro.
Guardo com’è fatto un mobile, o l’aspirapolvere, lo smonto, senza risultati certi, disperdendo ore non perse, in assenza di conoscenze tecniche.
Lo faccio quasi sempre sola. (Sconsiglio fervidamente di montare un armadio da solo per altro.) Scarto un mobile, imparo i prodotti da usare, leggo tutte le etichette, mi documento .
Mi adopero per costruire una cabina armadio senza forare il pavimento. Ho avuto a che fare con diverse caldaie. Sono toste le caldaie. Mi cambio la gomma alla macchina dopo averlo visto fare.
Aggeggio sul pc, sulle funzioni, le potenzialità, imparo testardamente da sola, passando delle ore su una singola cosa che mi interessa che mi affascina. Non sono un informatica, non sono un idraulico, nè un genio.
Cerco soluzioni ai problemi.
Cerco passaggi nei cunicoli.
Guardo, penso, studio, deduco.
Innalzo la logica laddove posso.
Vedo un mobile al mercatino non come è , ma in tutti i suoi possibili(spesso ignoti o non soddisfacenti) “sarà”.

Tutto ciò non esente da errori. Sono capace di grosse cappellate. E spesso mi perdo nelle questioni più semplici. E faccio casino e disordine, mi perdo gli arnesi mentre li uso.
Non finisco molte delle cose che comincio o le tengo in sospeso per mesi, finchè non mi torna “il momento”.
Ma voglio capire, fare, disfare, talvolta sfidare la mia ignoranza.  Non fa niente se ci metto tre volte più di un altro.
Sono lenta.
Sempre.
In tutto.
E non è sempre un male. E non mi turba.
Non è, la mia, fame di conoscenza. Spesso dimentico le cose che imparo.

Ma ecco, quando mi trovo davanti ai sentimenti, non riesco.
Non voglio studiare, vedere, non voglio sapere come sarebbe giusto e produttivo agire.
Non voglio un tracciato. Non voglio “lavorare” per ricevere.
Voglio…Vorrei solo star lì a vedere se spunta il seme dalla terra per il solo mio star lì con gli occhi sulla terra.
Poi, magari averne cura, preservarla come la natura, l’attimo te la dona, difenderla perchè è la tua rosa.

Vedo donne (ultimamente, mia cugina), “lottare” per avere un uomo.
Spendere ogni energia per averlo. Mi chiedo se sia “naturale”.
O se forse , non abbia ragione lei.
Mi chiedo se poi davvero si possono conquistare i sentimenti del prossimo, quando non sono impostati di “default”, nella tua direzione. E me lo chiedo, non retoricamente, semplicemente me lo domando.
E infine se non siano già tante le cose per cui ti devi far zampillare il sangue in questa sordida,meravigliosa vita, che almeno la mano che accarezza il tuo viso, possa arrivare senza artifici e interventi.
E rimango lì , davanti. Io sono una che getta la spugna sul cuore. Poi disinfetta con la saliva. Non faccio niente.
Torno a fare buchi nel muro, a leggere etichette dello smalto all’acqua, degli olii restauratori, magari smonto la vaporiera.
Che è meglio (come direbbe puffo Quattrocchi).


Certi giorni fanno proprio vomitare

Eppure ho riso, eppure ho parlato, interagito, risposto. Come ogni giorno.
Sono stata bene.
Eppure chiusa la porta di casa, ti sei trovata abbracciata alla tazza del cesso, nemmeno ti ci fossi fidanzata.
E le hai donato tutto quello che avevi in corpo.
Questo corpo che vedo cambiare solo io, che misuro e taro.
E c’era tutto il dentro a scivolare dentro la ceramica in dolorosi sussulti.
C’era il lavoro legato a doppio filo con chi dovrebbe biologicamente amarti invece torna nella tua vita guarita e riemarginata , CAZZO, lo sapevi , cazzo perchè non hai lasciato perdere, un anno fa.Conoscevi i rischi e sapevi del fallimento. Lo davano niente alla snai.
Tolto lui, David, estirpato come un pezzo di vetro in una mano, via dalla mia vita, col dubbio enorme che l’avessi disegnato nio, solo io nella mente, quello speciale rapporto, e lui, colorato con i colori più belli che avevo , sia invece bidimensionale, solo un tratteggio superficiale ,solo un disegno, solo uno come tanti .
E l’emorragia nel togliere quel pezzo dalla carne è dover essere obiettiva e dirmelo.
E il bene dove è? E la materia? Non lo saprò e di colpo non me ne frega più niente.
Perduta lei, dolore.Eppure non so che dirle, non so parlarle. Vorrei abbracciarla a piangere, ma non cancellerebbe la mia assenza, il mio non esserci mai per lei, nè la sua delusione. E non posso. E forse non può-Forse non ora. Non lo sò
E questa casa , l’unico punto fermo: la porta e le pareti che si aprono sul mondo e sugli orti o si chiudono intorno a noi in quella dolce sensazione che fa dire “…a casa(un abbraccio)”, ecco che anche lei traballa. Vogliono sezionarla, toglierle un pezzo, venderlo. E pensare di lasciarla proprio adesso, non riesco, il mio “asilo politico” dai casini.
Però…c’è la salute.
E tutto quanto sopra posso lasciarlo nella tazza e tirare lo sciacquone. Forse.
Qualcuno là fuori pensa solo ai saldi e all’aperitivo. E giuro che l’invidio.


Per te che parti

pessime giornate
pessime serate
chiusa la “storia”

ma più
stanca di essere desiderata(perchè poi?) ,
poi cometa nelle vite altrui,
io che me ne sto in disparte,
il mezzo per arrivare a scegliere e ragionare,
il traghetto comprensivo
ma poi troppo difficile da gestire,
non sò, la paura di misurarsi…? (chi glielo chiede poi?)
O qualcosa di meno nobile. Tutto fuorchè noiosa mi direi.
O solo sempre terribilmente sbagliata
stanca di chi non voluto si insinua a forza nel mio beato Non-sentire
e poi non regge il colpo
Non ce l’ho con te, li chiamano sfoghi…
…non ne faccio granchè uso, non mi sollevano o sollievano
E TU mi capiresti forse anche muta
Il peso scende , e scende anche l’anima e l’umore e una vita di nuovo tutta da strvolgere
C’è chi ha paura di cambiare, mentre io grido: “ANCORA”???

Noi ci troveremo prima o poi

Questa notte da fuori arrivano rumori strani , innaturali e inquietanti e i cani abbaiano
e se in altri momenti uscirei a vedere senza pensarci super-eroe mezzo svestita,
stanotte vorrei solo una mano nella mia
e chi mi scosta i capelli dagli occhi senza chiedermi niente.
Era molto tempo che non mi sentivo così internamente, così profondamente, silenziosamente triste. Anche quando rido e butto parole fuori dal cestino.

Buon viaggio a te.


Nel mio sogno

Lucido e sobrio, giorni fa ho fatto l’amore con Grand Soleilgranita

Quando sono tornata e Aisha mi ha leccato un polpaccio


Nel mio sogno

 

confuso ed etilico, ho fatto l’amore con una pescaPesca

PescaPesca

 

Ma io non voglio sognare, voglio vivere la mia vita


Risposte

E la vita risponde. Molto Baricco

Se Pessoa , preferiva non essere conpreso, perchè essere compresi per lui era protituirsi, se lui preferiva essere “preso seriamente per quello che non era”, io invece mi frustro parecchio, umanamente, per non essere compresa, nelle mia fondamenta.
Se non nella mia essenza almeno la membrana, almeno toccare la parete più esterna della mia parte interna.
Giusto un poco. Ancora colpa mia che so comunicare per scritto e sempre comunque male e con l’orale sono prolissa, confondo me stessa e gli altri. Ci si mette l’interlocutore che talvolta preferisce leggere altro in ciò che dico e chiedo e mi decide addosso un vestito non mio. Io sono scomoda. Anche a me stessa.

La colpà morì fanciulla.
La colpa stà lì, distribuita più o meno equamente.

La colpa non è importante. Non conta proprio nulla. Cogliersi conta.

Dopo la crisi del diaframma e del buio e degli incubi, il repiro torna regolare, il battito riprende il suo flusso.
E dopo le risposte, belle o brutte, non fa niente,VERE, questo solo conta,
cala una specie di quiete, la serenità, il silenzio asciuga le lacrime. Silenzio dentro. Magari se mi ascolto, sento il mare.

Ubik tira una linea e poi a capo, accompagna questo gesto della mente con un sospiro. Poi silenzio.

E poi…poi mi è venuta una gran voglia di giocare a Tetris, quello vero, quello con l’omino sovietico e la musichina, le sfide complici al Bar della Pubblica ! Forse perchè ero brava a quel gioco, io, storicamente inabile. Ero brava, almeno lì, a sistemare i pezzi.


Nuvole&Lenzuola

Non sono materiale, ma certi aspetti della materia, sono piuttosto interessanti.

Non ha certo una firma la materia che intendo
non mi taglierò le vene mai davanti ad una vetrina ,ad un vestito
ad un gioiello , non sgomiterò per far parte di un elitè, per il posto chic…

Non costa la materia in questione…perchè dare un prezzo alla zattera che ti porta via dalla terra ferma non si può.
Quando nella tua testa si rovesciano i vasi dalla mensola del pensare incessante e i colori si spaccano e si mescolano agli odori, ai sapori, e sa di isola il letto, san di sabbia le lenzuola, e di mare tu, di onda.
Sà di un abbandono nuovo e diverso, che cresci e credi non sia possibile che ci sia di più , di più bello che alla sprovvista invece ti coglie e ti fa spuntare le piume tra le scapole.

IPNOTIZZATA, DISTRATTA.

E lo so che il centro di questa materia non ha corpo, non ha materia.

E’ trasparente, è spirito, è un posto esclusivo.

E lo so che vale per due, che le resistenze, quando rimettiamo i piedi a terra,
non ce lo fanno dire del tutto, per difendersi (come è giusto) da quell’ armonia comune che arrivò così
dalla sera alla mattina, dal primo gesto
La logica , a buona ragione, ti dice di stare attento:
è “a doppio taglio” ciò che ti lega e ti annoda ad un altro tuo malgrado.
E’ un arma bianca.
Per ora, solo per ora, cedo, decido da sveglia di coprire i dubbi e le paure con il bello ed il sereno.

Con scadenza.

NON E’ TUTTO, lo sai,
ma è tanto,
quando con le dita sfiori le nuvole
e scopri che come nei tuoi sogni più assurdi,
sono zucchero filato.

Per ora. Con scadenza.
E se mi dai per scontata anche un solo giorno, fai male.


Avevo addosso gli odori

di questi due giorni, delle persone sfiorate, dell’aria comune, degli amici, della menta, di sconosciuti.
Ma sotto tutti gli odori, sopra tutti gli odori, il tuo.
Il tuo odore che io sola sento, confondo, che scindo e rimescolo al mio.
E’ rimasto ieri sul divano con me,
c’era mentre facevo esplodere la bomba del cambio stagione
nella mia camera ed era intorno a me mentre mi addormentavo.
Era Odori e sapori,
salive incrociate e gocce di sudore asciugate.
E sulla mia coscia, l’impronta invisibile (ma non a me) della tua gamba contro la mia, nel sonno.
Nei capelli ancora le mie lacrime da zingara. E la rabbia di non riuscire a farmi capire. E di te com’eri.
Ma l’ho tenuto con me il tuo odore, sottopelle e poi l’ho sentito gocciolare, trasformarsi ancora mentre guardavo i minuti andare via , in palestra.
L’ho cercato con gli occhi che scorreva via nella doccia.
Ho annusato profumo sintetico di shampoo…una chimica  a sostituire una chimica.
La nostra alchimia sfumata via nel buco della doccia e al suo posto nomi strani e poco affidabili… cethil ether, ethiylparaben…
Gli odori se ne vanno. Avrei voluto portarlo con me nella sauna ancora un poco il tuo odore. E ti avrei tenuto sulla punta della lingua molto di più per tatuarti il mio. Sempre che ce l’abbia io un odore.

Il piumone gettato via nella notte è ancora lì, sulla sedia .
Ho rifatto il letto, tutto arancione, tranne il tuo cuscino troppo basso, che è rimasto com’era, che sa ancora di te.
Lo tengo ancora un poco. Finchè non mi passa. Finchè passa. Tutto passa.