E così sui binari in tondo gira, illudendo la ragione, questo trenino a molla che si chiama cuore (Fernando Pessoa)

UBIK-Maneggiare con cura

Gli ultimi saranno i primi (ad andarsene)

Mi dispiace essere così, lo sò che non ti interessano spiegazioni e che non te ne devo e che perdo, come sempre, il mio tempo.Mi dispiace sentirti così freddo anche se sò che è giusto così.
Ma sentire l’indifferenza mi fa sentire così  RIMPIAZZABILE, mi capirai, non può non smuovermi dentro.

Quindi tolgo la tua mail XXXXXXX e invio al tuo collega se per te non è un problema, o anche se lo è, perchè è ora che penso a Me, per il resto del tempo che rimango a lavorare quì(spero poco)

Era una cosa che dovevo affrontare prima o poi. Era questo. Io ho cercato di capire la tua posizione, ma alla fine se vuoi una persona, se ti interessa, le cose vanno…e non sono andate, perchè non ti interesso abbastanza. Punto. Devo affrontare.

Era una scadenza che mi ero data, prorogata poi di una settimana, perchè non volevo chiudere in un momento di crisi, o in un momento triste o patetico. O non volevo trovarmi al giorno che ti piaceva di più un altra e allora “tanti saluti”.
Quindi ora che mi sembrava così bello, affettuoso,  ma pensavo che sarebbe durato poco o che comunque le cose tra me o te non sarebbero cresciute oltre, mi sembrava bello, lasciarci così con gli abbracci e i baci, dopo le sere e i telefilm visti abbracciati, le verniciate al mobile, i panni ripiegati, le lenzuola,le notti .

Mi dispiace che non mi prendi, che non mi hai mai preso sul serio.

Mi dispiace molto.

Mi sono chiesta più volte cosa avresti fatto tu al posto mio. E se tu te lo sei mai chiesto. Non sono domande, non più. Tanto risposte da te non si ricevono mai.

La cosa più carina che avrei voluto sentirmi dire e che mi hai detto, poco tempo fa al telefono(chissà se ricordi) è che sono entrata nella tua vita “nel momento sbagliato”. Carina, perchè mi ha fatto pensare  che allora non sono così sbagliata io, che avrebbe potuto funzionare, caratterialmente fra noi.
Anche se razionalmente, penso ancora che sei tu che non meriti e che non hai saputo dare valore adeguato ad una persona come me. Ma non si è razionali 24 ore.

Ciao (non cià)

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Sfogo del Non-sfogo

Io vorrei sapere cosa è stà smania tipo :
“ok, ma se vuoi sfogarti con qualcuno puoi farlo con me sono un ottimo incassatore”
“Se hai bisogno di sfogarti sono quì…”
“Parla, ti farà sentire meglio…”

No
NO. E NO.Non è una legge dell’universo.

Ti spieghi con calma : “NON HO LA TENDENZA A SFOGHI
LI TROVO INUTILI, denudarmi delle mie questioni personali non mi fa sentire AFFATTO meglio …E NON MI FANNO SENTIRE MINIMAMENTE MEGLIO QUELLI CHE DICONO “SFOGATI”, sembra più una loro necessità, un sentirsi utili, a volte semplice curiosità…

E l’assorbitore : ” quindi ti reprimi e ti chiudi…”

“No, mi chiudo ma non mi reprimo!”
“E mi faccio pure i fattacci miei.”
Io ,  se l’interlocutore, l’amico, non parla, non rilascia pensieri e situazioni , naturalmente, spontaneamente, senza incitazioni da stadio, perchè gli va, perchè gli viene
, io posso anche star lì , semplicemente in silenzio, non gli entro dentro a forza”

Cultori del pianto e dello sfogo e dei fiumi di parole sulle altrui spalle – e Palle (piene , immagino) ma dove è inciso , scritto , redatto, chi l’ha detto o deciso, che uno/a se non si sfoga , reprime, IMPLODE ??
E se ci fossero cose migliori di uno sfogo in stereofonia ?

Chessò:

-SESSO?

-Gelato /Granita

-Picchiare(ma solo su sua esplicita richiesta) la  tua coinquilina che fa perdere 5milioni di dollari al suo capo.

-Un film con Walter Matthau
-E.T.

-Sesso l’ho detto?

Nella mia mente con-torta (quindi dolce, in fondo , meringa dunque)
credo fermamente che l’energia non è di per se , nè positiva, nè negativa.
E’ ENERGIA.
Decidiamo noi dove incanalarla.

Personalmente intendo anche davvero poco anche quelli che picchiano un sacco appeso al soffitto , solo per dar sfogo al lato violento per la solita ragione … o han bisogno di drenare tramite l’aggressività.
Un lato umano ? Energia.
-Io mi leggo un libro.
-Faccio un giro su Google Hearth.
-Punzecchio un amica.
-Si può guardare la centrifuga che gira, girare in bici, fare gli zii.
-Dormire.
-Lasciarsi andare a discorsi ameni, sulle scale con le coinquiline.
-Si può RIDERE, riderne. Ridere è una grande tisana, è una cura omeopatica ad effetto immediato.

Abbracciarsi alla Boa dell’ironia e al sarcasmo mi sembra una soluzione migliore del piagnucolamento di gruppo.
E non è cacciare i problemi. E comunque, i problemi non li risolvi nemmeno con “lo sfogo”.
Prendere la vita per la coda, senza dover piangere a catinelle su qualcuno.
Preferisco ad un pianto comune, mettere via l’umore nero, cercando il contagio del buon umore altrui.
E siccome la vita risponde, e quasi sempre ti da una legnata di monìto, capita che ci si trova guardare il bambino della casa di fronte che non ha un piede. No, non ce l’ha. Il più delle volte non te ne accorgi perchè ha le scarpine, una piccola protesi, corre, salta e gioca senza problema alcuno.
E’ invisibile l’assenza dell’arto.E ‘un grande il bambino. Punto.
Pensa se l’avevessero tirato sù a “sfogati e piangi”.
Poi stai male lo stesso, perchè l’egoismo che ci portiamo dentro di Default , non ci consente ogni giorno di guardare al peggio, al più in difficoltà. E’ umano.

-Si pensa.
-Si vive.
-Si prende la macchina fotografica, il cane, si esce.
-si guardano 4-5 puntate di Cheers

Perdonate, artificieri delle anime, se non tutti hanno la necessità di svuotarsi, fuorchè al bagno.
E perdonateli se sono persone in pace , non repressi, nè mine in attesa di essere calpestate.

-Ah, poi c’è il sesso.
Ma voi , picchiate pure il sacco in palestra, sfogatevi pure, brasate le balle ad un amico/conoscente. De gustibus…


Vipera

Accidenti se mi sento cattiva oggi.

“Non fare la vipera”.

In realtà, faccio la differenza.

Io.

Poi c’è anche chi verrebbe a casa tua solo per darti un bacio e lasciarti dormire.E sò che è perfettamante vero. Ma lui è perfettamente Robi. Ed è il solo “termine di paragone” che voglio usare. E a me si chiudevano gli occhi dal sonno.


Per te che parti

pessime giornate
pessime serate
chiusa la “storia”

ma più
stanca di essere desiderata(perchè poi?) ,
poi cometa nelle vite altrui,
io che me ne sto in disparte,
il mezzo per arrivare a scegliere e ragionare,
il traghetto comprensivo
ma poi troppo difficile da gestire,
non sò, la paura di misurarsi…? (chi glielo chiede poi?)
O qualcosa di meno nobile. Tutto fuorchè noiosa mi direi.
O solo sempre terribilmente sbagliata
stanca di chi non voluto si insinua a forza nel mio beato Non-sentire
e poi non regge il colpo
Non ce l’ho con te, li chiamano sfoghi…
…non ne faccio granchè uso, non mi sollevano o sollievano
E TU mi capiresti forse anche muta
Il peso scende , e scende anche l’anima e l’umore e una vita di nuovo tutta da strvolgere
C’è chi ha paura di cambiare, mentre io grido: “ANCORA”???

Noi ci troveremo prima o poi

Questa notte da fuori arrivano rumori strani , innaturali e inquietanti e i cani abbaiano
e se in altri momenti uscirei a vedere senza pensarci super-eroe mezzo svestita,
stanotte vorrei solo una mano nella mia
e chi mi scosta i capelli dagli occhi senza chiedermi niente.
Era molto tempo che non mi sentivo così internamente, così profondamente, silenziosamente triste. Anche quando rido e butto parole fuori dal cestino.

Buon viaggio a te.


Viva la gastrite

A me il Maloox non mi ha mai fatto nulla!!

A 20 anni, compresa la “funzionalità” delle medicine (cioè arricchire i farmaceutici e spaccarci il…fegato, a noi), decisi di tenermi mali vari ed eventuali. Pochi devo dire. Ci ho il fisico.
Da qualche anno, l’allergia mi possiede in primavera, ma io per i campi ci vado lo stesso. Seppellitemi lì. Tra i papaveri e i piscialletto!
Io e la mia gastrite staremo benissimo


Parenti…

Lo sò…lo sò… vorrei non fosse e lo è. Ma esclusa mia mamma, io più lontana sto dal 90% della famiglia e meglio è per la mia salute mentale.
Vorrei raccontare il contrario, di nonni speciali, favole e aneddoti. Il migliore, quello che mi ha lasciato in eredità gli occhi, non mi ha aspettato. Se ne è andato prima che arrivassi. Ma gli piacevano i boschi e gli animali ed era un padre tenero. La mamma mi racconta che al brontolare ininterrotto della nonna, lui scivolava via piano piano, lasciando la porta di casa socchiusa, perchè  lei non si accorgesse della sua “fuga”.

A volte quello che più hai, è quello che non hai.

L’altro nonno, pittore, folle,  donnaiolo e bevitore da giovane, ci regalava, da anziano, come meglio poteva, quel pò di presenza e tenerezza, e in cerca forse di un perdono (che non ebbe), provò ad essere un nonno migliore di come era stato padre. Disegnavamo insieme cavalli e clown.

 Siamo cugini orfani, slegati nostro malgrado,e ci si vuol bene per questa disunione che non abbiamo scelto.
Ma  tutti gli atri, consanguinei, di quel sangue agitato “giratemi al largo per please.”  Non vi sopporto, mio malgrado.


Tanto per rimanere in tema

Non è l’inizio, ma non ricordo oltre nè di più.
Eravamo nella cucina di Camilla, la bambina bellissima,biondissima,viziatissima che ho guardato per qualche mese, tempo fa, tra un lavoro e l’altro.
Io maldestra nel tentare di togliere le stoviglie dal cestello ruppi pure qualcosa-
Il tempo passa e i padroni di casa mi congedano perchè devono uscire, con la richiesta di riaccompagnare una loro amica dai capelli lunghi, giunta da poco, a casa.

Guida lei la mia macchina. Non faccio in tempo a domandarmi perchè cazzarola una sconosciuta guidi la mia macchina, che lei mi va dritta ad una curva , e dritta-dritta in un campo.
Niente. E’ un campo. Tutto ok , non è successo niente.
Ma la macchina continua ad andare lentamemente avanti.
Le dico di fermarsi adesso, di tirare il freno, perchè tra pochi metri finisce il campo e comincia la terra.
“Accidenti nella terra no, dopo come ne usciamo…?”

Ma nella terra sì.
La macchina va avanti, si infila tra le zolle.
E comincia ad affondare. Nella terra, asciutta sabbia mobile.
E io affondo.
La mia sciagurata compagna rimane lassù. Come è possibile?
Io affondo. E dal tettino trasparente della mia macchina, le ultime immagini scatto con lo sguardo, di un cielo che si allontana, di terra che lo richiude sopra di me.
Vedo appena la ragazza dai capelli lunghi, chiedendomi se lei lassù farà qualcosa. Ma non potrà. Non c’è tempo. Muoio. Che strano.

Rinchiusa, Inscatolata, depositata come un bulbo sotto la terra.
E lei, com’è che mi era accanto ed è sfuggita alla stessa sorte? Come ha fatto ad uscire dalla piccola twingo?
E’ forse una percezione dettata dallo sgomento ?
Lei è forse con me, vicino a me che non la guardo, e non lassù, ultima inutile speranza?
Non potrebbe mai alzare tutta questa terra comunque, nè chiedere aiuto in tempo.
Forse se ne andrà, non vista. Facendo finta di niente.
Come non fosse successo. Niente ci lega.
Non sò nemmeno il suo nome. Nè lei il mio.

Aprire gli occhi, svegliarmi è stato un attimo e un dolore perchè sto soffocando, muoio e che sarà mai,
e un sollievo  per le pareti, e non la terra, della mia stanza 
e luce azzurrata dalla  finestra scalena.

Non ho mai sognato di morire. Ma è il come, che da tutta la mattina si riaffaccia, col rimasuglio di passiva angoscia portato via dal sogno , a rendere inquieta la veglia.

Il padre di due miei amici, così morì, coperto da una , buca che aveva fatto. Il peso del trattore troppo poco distante, fece franare le fittizie pareti, e lui era lì. Dentro.


Eravamo in ginocchio? Silvio ci solleverà. A 90 gradi

Speri sempre di svegliarti in un mondo appena migliore.
Scegli costretto, un poco costretto,il meno peggio, il male minore…
INVECE ANCHE OGGI, MI TOCCA DIRE, CARA ITALIA,
e LA TUA STORIA DIMENTICATA:
SIAMO UN PAESE DI MERDA.


Sogni sfumati(grazie, cane, fedelissimo cane!)

Non solo il lunedì vorrei che Meucci non fosse mai nato. Ma non basta. Vorrei trovarmi in pieno oceano a guardia di un faro.

javier bardemMa giuro, non è un bel lunedì, quando al secondo tuo sogno (il primo non è degno di nota), che nemmeno albeggia, , ti stai sognando Bardem. Dimenticato lo psicopatico da Oscar, lì, in tutto il suo splendore, con quel bel sorriso intenso, il capello un pò lungo,e mentre  tu sei lì, sulla soglia del sogno che ancora devi entrare, e non sai che, come , cosa, ecco, eccoil tuo cane, IL TUO CANE, non quello del vicino, che ti sveglia.

Perchè la signorina, che da qualche notte dorme di sua iniziativa , per qualche ragione che non mi è nota, nella sua cuccia, al piano di sotto, come ogni cane dovrebbe fare, invece che a peso morto sulla sua padrona come era sua consuetudine, quella deliziosa impertinenza con la coda, in piena notte, voleva uscire, andare fuori, e scommetto che non era nemmeno un urgenza, magari ha sentito un gatto, un gioco del vento nei rami…

Ecco come comincia il lunedì.

Voglio il mio faro. Sentire l’oceano tutt’intorno. Caffè, coperte, un libro, e quel bacio enorme che un tale mi deve, lo rivoglio indietro con gli interessi.


Senza Parole

parcoE se mancasse l’ispirazione? Ma se fosse un bene ?

Se il silenzio abbracciasse tutte le mie parole e le tenesse al caldo, al buio, le portasse in un luogo dove ci si guarda e ci si capisce senza l’uso del verbo?

Un posto dove non esiste il malinteso di cui la parola è generatrice.

Il sole si affaccia, passa, saluta la terra umida di pioggia.

Passerò ogni pausa di primavera al parco, vicino all’ippodromo, dove piace a me, sotto l’albero solitario,  a svuotarmi la mente e gli occhi dai tasti, dal monitor, dai trilli del telefono, la gente, la gente. Le passerò lì, con il mio cane di fianco.