E così sui binari in tondo gira, illudendo la ragione, questo trenino a molla che si chiama cuore (Fernando Pessoa)

“Johnny don’t Cry”

Non si ha che da aspettare, con Springsteen che canta dal 1973,come sottofondo a tutto ció che della mia vita mi piace e non mi piace
Si aspetta una voce al telefono che chiami a rapporto per un responso o una voce al telefono che chiami per dire che va tutto bene, interrompendo il cerchio dell’aspettare. O si aspetta che il telefono non squilli mai, che niente si sappia e una nebbia sfumi in camera come certi finali sospesi dei film.
Una parte di me razionale ed energica sa di non avere nulla di cui preoccuparsi e di tanto in tanto durante i pomeriggi me lo grida dalla bocca dello stomaco ai padiglioni, che io possa sentirlo forte e chiaro. L’altra parte, quella malinconica, sussurra pensieri impastati e dubbi, specie al mattino quando mi tiro su, mi siedo sul letto di scatto. Sono sempre sola, come sola sono a notte fonda quando mi addormento e i sussurri si fanno più nitidi.
Si tratta di Aspettare,poco, che ci dovremmo essere, i giorni sono passati. Non mancherà molto.

Intanto Immagino.
Immagino un uomo col camice che sa il mio nome perchè lo vede scritto sui suoi fogli ma non sa, ne vedrà la mia faccia se non come casuale ignaro passante, eppure è già al corrente del mio domani più o meno complicato.
Dopo aver dato il cambio al collega, dopo aver analizzato, immerso in liquidi, giocato rispettosamente al piccolo chimico con un mio pezzetto, prenderá un caffè accarezzandosi il collo indolenzito e pensando che si fermerà a comprare un gormito all’edicola o un giornalino da colorare, tornando a casa, per suo figlio che ha la febbre.
Poi tornerá ad analizzare, compilare dati, e conoscerà i miei giorni a venire e scriverà parole accanto al mio nome. Fará una faccia, un espressione empatica, l’uomo che vede ogni giorno pezzetti di persone che non conosce e che viene a conoscenza prima di tutti gli altri, medici, chirurghi, oncologi, dell’ anteprima del loro domani. Domani come tunnel o rinascite. E ogni giorno farà il suo lavoro e le sue facce e sarà un po triste o sollevato per altri visi che dopo di lui, come lui “faranno facce”, che lui non vedrà. A volte tornerà con gli occhi a cercare le date di nascite sui suoi fogli per stabilire la media di ingiustizia della vita e della sorte.
Io aspetto. E io sto quí a domandarmi che espressione avrá l’uomo con il camice.
Perchè se potessi vederla non aspetterei piú. Ed è giá tanto.

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