E così sui binari in tondo gira, illudendo la ragione, questo trenino a molla che si chiama cuore (Fernando Pessoa)

Anche se la mia vita non puó dirsi propriamente eccitante pensavo mai che mi spuntassero le palle

“sono un chirurgo di una certa bravura, potrei aiutarti per quella gobba…!”
“quale gobba?”

(Frankenstein Junior)

Ho scritto, cancellato, abbozzato, sbozzato, cancellato bozze e scritti.
Ho incrociato le mani e mosso nervosamente le dita.
Ho incrociato le mani sul petto per vedere che effetto fa.
Non già guardando il soffitto, ma lo schermato di questo mio iPad, dove è piacevole lasciare le dita sfornare parole sfiorando tasti virtuali. parole. E poi cancellarle o chiudere tutto senza salvare.
Perchè poi, alla fine non avevo e non ho alcuna voglia di raccontare tediosi dettagli di quella mattina, a metà dicembre, che mi sono svegliata con uno sgradevole torcicollo e tentando di scacciarlo con una doccia calda, le mie mani scivolando sul collo, verso le spalle, hanno trovato una pallina da Ping pong sulla mia clavicola destra..
Non ho voglia, perché mi risulta noioso, riferire di dottori, medico base, ecografo, ematologa, chirurgo, e di opinioni e prudenza, di calma, confusione e silente tranquilla paura.
Paura nata dall‘attesa dei risultati di questa tourné ospedaliera. Che a forza di aspettare anche la paura si è annoiata, affievolita, addormentata.
In realtà i medici si sono mossi con velocità, grazia, professionali e garbati, comunicando con me e tra di loro, rapidamente, una volta stabilito che il linfonodo, questo il nome formale della pallina da Ping pong, non è uno ma un intera famiglia, tutti assiepati su e giú per le mie clavicole. E sono tondi. Tondi, non a fagiolo. Eeeh, perchè sembra un dettaglio di “forma”, invece, per gli edotti ha importanza.
Le opzioni sembrerebbero  due: o si tratta di un virus, un influenza oppure un linfoma o giú di lí nel qual caso, opzione due, “raramente benigni”,(” grazie dottoressa!”). Ma poi mi consola con “si possono curare” (“stica!”). Comunque,  nessuna diagnosi finché non abbiamo tutti i dati.

Le analisi del sangue hanno escluso un virus o un infezione. Opzione uno si dissolve così, nel nulla.

Ora manca la Tac.

Nel frattempo si è deciso per un piccolo intervento, il prelievo di una pallina, per esaminarla. L’ho ceduta a malincuore e per il mio primo in assoluto intervento chirurgico, se escludiamo un dente del giudizio, col chirugo, coetaneo, affascinante, competente(anche in fatto musicale, a occhio e croce), abbiamo ingannato il tempo parlando di musica e cantautori, mentre mi ricuciva.

Sulla parete della sala di aspetto per le analisi di rito pre-intervento, albergava un bel cartello che avvertiva che “la TAC non è innocua, una tac equivale a 100 radiografie”. O 200, non ricordo bene. Questo esame, dopo il quale, secondo le mie fantasie da sala d’aspetto, faró numeri da circo come “la donna radioattiva” servirà per vedere se ci sono altri linfonodi accesi nel mio collo, torace, mediastino. Tutto quí. Il giorno 24

Il mio primo pensiero quella mattina di metà dicembre, guardando attentamente la pallina allo specchio è stata la battuta sulla “gobba” Di Mel Brooks, il secondo è stato, che, sticazzi (non affatto fuoriluogo), IL 10 GIUGNO HO I TANTO SOSPIRATI BIGLIETTI PER IL BOSS! Una figurina del mio album Panini dei Desideri che va finalmente al suo posto.
Poi, colta da lieve nausea, mentre mi recavo dal medico ho pensato ” ti immagini se ti dicono nella stessa frase che sei incinta e che morirai…?” un idea da libro, magari già scritto. Ho ricordato un commovente, vecchio film con Michael Keaton dove si verificava questa situazione, naturalmente lui non era gravido, ma non-futuro padre. Seghina mentale per ingannare il cervello.

Pensieri di ogni tendenza hanno giocato a saltarella nella mia mente.
Magari qualche mese fa leggevo del Linfoma di Hodgkins di Dexter e ora ce l’ ho io. Asintomatico. Come 3/4 dei colpiti.Nemmeno il calo di peso. Sfortuna nella sfortuna. Bè, meglio un Hodgkins che un non-Hodgkins magari.

E poi che fare? Dirlo? Non dirlo? A chi? Lo sa la Meni, la strega Amelia e pochi altri. Meglio essere vaghi e assennati. Magari c’è una terza opzione e quei l’infondi si sono accesi solo perché ne avevano voglia. L’ho scritto a Sofia, perchè anche se è piccola, c’è una sorta di legame mentale che mi sospinge a confidarmi.
Poi basta. Ho pensato che se avessi un linfoma, cavolo ci sono molte cose che dovrei fare e sono al sollito lenta, pigra, presa da altro, sempre. Perennemente indietro.
Da tanto non vedo Ilaria, la mia amica da più tempo, devo andarla a trovare.
Poi che só, potrei pensare di recuperare un amica perduta e farmi dare un abbraccio e un bacio se le dico che mi rimangono pochi mesi di vita. Forse. Solo se è una cosa mortale peró, altrimenti non so se vorrá abbracciarmi.
Vorrei una vacanza con Sofia, stare con i miei nipoti che per cause logistiche, non vedo crescere. E i viaggi che ancora vorrei fare? Mi manca da vedere il Fantasma dell’opera e posare due petali sulla tomba di Dickens che mi ha introdotto all’amore per la lettura in gioventù, sepolto a westminster.
C’è da rifare il camino di Santiago e andare alle Azzorre con la Meni e in India con Lú. E New York? Bè, per quanto riguarda i viaggi sono di larghe vedute.
E poi, si puó mai morire senza rivedere Lisbona? E quella località segreta, dei miei sogni, un pó piú a nord?
Si puó?
Sí puó fare?
No, nel caso dell’ opzione due, devi stare quí e curarti. Con cure uccidono.
Io che proprio non posso tollerare l’idea di essere ammalata.
Io, che per me, se non è”40″, non è febbre.
Io che ogni primavera, stoicamente combatto l’allergia senza ricorso alla chimica, non prendo antistaminici e in farmacia ci vado solo a comprare gli assorbenti
Proprio io, io che il mio punto di vista sulle cure che “uccidono” è … è implicito, direi.

Certi giorni penso che non è niente, si risolve tutto, in famiglia non siamo portati ai tumori. Nessuno ha avuto un malaccio. Ma che, voglio cominciare proprio io??

Bene
Alla fine ho scritto, dopo tanto covato e cancellato, sbozzato e pensato.
Forse già pentita. Perché violare la mia privacy (e quella delle mie palline) non è bello.
O no,non alla fine. La fine, l’inizio o tutto il resto che c’è da sapere sará dopo la congiunzione dei risultati istologici e la tac che farò il gg 24. Una settimana circa.
Attesa calma. Dolore al petto da qualche giorno.
Quando spengo la luce e abbraccio il cuscino è da sempre per sempre un momento di gioia. Il letto è un amante mai venuto a noia, è bello ogni volta tornarci, se escludiamo i periodi di insonnia. Bello accoccolarsi sotto il piumone. E staccare qualsiasi altro pensiero. Stirarsi e fare il “sorrisino” del gatto e disperdersi in gocce di sonno.

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