E così sui binari in tondo gira, illudendo la ragione, questo trenino a molla che si chiama cuore (Fernando Pessoa)

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L’altroviola

Vorrei una macchina viola
un accendino viola

Vorrei una felpa viola
per quando, fuori , verso sera, tira vento viola

viola dentro, vivido, netto
accesa, distante,immersa,viva
raccolta serena ,anni luce viola

Vorrei un teatro viola
e attori che sfidano drappeggi viola
rendendo viola, precisa e vera, la storia che ripetono sera dopo sera
alle file di gente

Poi, con tutto il viola che posso
vivace, a chiusura ermetica,violatilizzarmi leggera leggera
e
come ascoltare “pioggia viola,
v(i)olare altrove

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Ho ricomprato la macchina fotografica

Prime foto? Neanche da chiedersi. A Miss Stanislavskij.
Per ottenere queste candide, caritatevoli espressioni, apparentemente del tutto naturali, Aisha ha impiegato anni e anni di studi , continui allenamenti e disciplina. Un rigido autocontrollo e una totale immedesimazione nel personaggio.

Mica frigge con l’acqua, lei.


Lo zaino

Sai lo zaino che “ho preso in prestito” a casa tua?

Sta ogni andata, ogni ritorno da lavoro, in bici, sulla mia schiena, abbracciato alle mie vertebre.
E io so di avere una cosa tua con me. Sta con me nel parco, tra il verde, la gente che si fa il fiato correndo, che gironzola con i cani, sta in una bellissima macchia di verde, in una strada bianca. Contiene poche cose, è leggero e presente. E mi fa pensare a te. E mi fa stare bene avere qualcosa che ti appartiene. Mi piace. Ha troppe cerniere per me che non le chiudo mai e perdo sempre tutto e gli manca un gancino. Mi piace.

Io sò che mi comporto con te, come quei fidanzati assenti e perennemente distratti e penso che un giorno ti stuferai, e forse avrai ragione. Poi, proprio come quei fidanzati, quelli delle canzoni di una volta, magari sembra che provo a “coglierti” di sorpresa, di tanto in tanto con due parole “ruffiane”. Però le sento.

Ti sento. Ci sei anche quando non ci sei. E mi dai sempre. Quando sei a portata di sguardo io riesco a sentire i tuoi occhi. Li sento quando si posano su di me, quando mi accarezzano e quando mi frustano. E non ho paura dei tuoi umori, dei tuoi silenzi, delle tue espressioni, delle tue paure, dei tuoi pensieri, della tua forza,delle tue opinioni. Sono familiari, tu sei familiare. Non ho paura della nostra diversità.
All’ingorgo sonoro non ho voluto tornarci quest’anno. Perchè lo scorso, sedute su un gradino, in disparte, tra la folla, il rumore, i vapori etilici(non miei, ero sobrissima)in un attimo mi è cambiata la vita, ho visto un mondo che non conoscevo nelle tue parole, mi sono sentita arrabbiata perchè disperatamente impotente. Mi sarei sparata seduta stante un colpo ad una gamba in cambio di quel tuo “nero”. E ho chiuso tutto in un baule dentro la mia anima, come faccio con le cose solo mie , quelle che non esistono parole per dirle. Ti preserverei da ogni male , da ogni ferita, delusione se potessi. Te sola. Fa niente se non sarebbe giusto.Me ne frego della grammatica.


Contenitori

Quanto è profondo il recipiente, che stipa e stipa senza fine, che si allarga a misura del suo contenuto?
Io non lo sò. Magari dentro si crea e si ditrugge chimicamente, un piccolo inceneritore.
E le scorie?

Sono le lacrime, i malumori. Io.

Poi c’è il fattore anno di nascita. Gli anni 70.
Generazione che la piccola leva calcistica fa la differenza.
Oggi nessuno mai si sognerebbe di scrivere

“Nino non aver paura di tirare un calcio di rigore
non è mica da questi particolari che si giudica un giocatore
Un giocatore lo vedi dal coraggi, dall’altruismo, dalla fantasia…”
E’ anacronistico.
La riascoltavo ed ho pensato:
ecco cosa ci ha fregato
ecco lo stacco
la differenza
 la disillusione.
E a noi sembrava credibile
Chissà quante volte le abbiamo cantate come una verità assoluta questa cosa.
Fregati da un cantastorie.


Pronto?!? Max Smart Agente 86

Intercettazioni? Grosso problema nazionale. Di primaria importanza. Che si facciano le leggi. Che si provveda !!
MA INTERCETTATECI, INTERCETTATECI TUTTI (sai che noia)…che ce ne frega a noi ?

Tu. Si, tu, che c’ hai qualcosa da nascondere tu ? No ?
E tu ?
Io no.
Privacy? Quale privacy?
E poi dai, non venirmi a dire che non hai mai messo la stagnola nel Motorola,
che in tempi non sospetti non hai intercettato…anche tu . Altro che reality!
Dai, che abbiamo sentito in notturna delle cronache di poveri amanti da far impallidire il GF.
Tutto per dire…ma con i problemi che abbiamo in questo paese,
che ci toccherà (sai che punizione) emigrare alle canarie per vivere una vita dignitosa,
ma ci importa ‘na sega a noi delle INTERCETTAZIONI?

Fosse per me ci dovrebbero schedare tutti da piccoli, improntina, DNA e via, viaggiare.
Passi lunghi e ben distesi.
E se fai danni, ti trovo.
Io andrei ,volontaria, tieni , dammi il tampone, impronta, goccetta di sangue e ciao.
Se non c’ho nulla da nascondere, non faccio tanto polverone.
Il tuo diritto alla privacy finisce appena ledi quello altrui. in qualsiasi modo :
rubi o usufruisci ingiustamente di privilegi.
Tutti schedati.

Poi, detto tra noi, gli evasori “per esempio”
( O I CORROTTI, I CORRUTTORI ECC ECC ECC),
mica parlano, che sò, del NERO al telefono, mica sò gulli. O NO???

E non me ne frega nemmeno dell’ ICI. Perchè PRIMA di pensare ai problemi di chi c’ha una casa , pensiamo a quelli di chi non ce l’ha. E non troviamo facili risposte che nn ce l’ha perchè sia un cialtrone.

Intercettiamoli, intercettiamoli tutti !!!!


La bici


E’ sempre stata un oggetto un pò cult per me. Che da bambini è un pò il primo mezzo di libertà, esplorazione, indipendenza.

Che nessuno mi regali una bici. Me la scelgo da me. Da piccola me ne hanno regalata una che se pedalavi all’indietro non andava a vuoto ma andava all’indietro e se smettevi di pedalare , mentre andavi , a meno che non togliessi i piedi dai pedali, si fermava. Un incubo, un incubo verde pastello. E che delusione.

Se abiti in un paesino ma anche in una città come la mia, la bici accorcia le distanze e fa circumnavigare zone mai pensate, campi, argini, stradine inarrivabili, quelle che non vedresti mai.

Così, ricomprata , dopo un pò di anni che non la usavo, ci vado a lavoro.
Mezz’ora ci mettevo in macchina, mezz’ora ci metto in bici.

E risenti gli odori, quello del fornaio e del caffè davanti ai bar. Poi, gli scappamenti e il calore dell’autobus e i camion della nettezza. Ma li lasci lì, nel trafico, tra i semafori.
E scopro nuove strade. Macchie di verde e di fiume che non avevo mai visto , nè pensato, così “intorno a me” . E si distrae giusto  il tempo di strabiliarmi, di meravigliarmi, la voglia di fuga.

Riesco anche a reinnamorarmi di Firenze, certi giorni.


“E siamo tutti un pò malati ma siamo anche un pò dottori” L. Carboni

Chi hai più vicino risulta inabile a comprendere uno stato d’animo, pur sapendo cosa ti accade. Deve essere una specie di “regola familiare” .
E ti ferisce non vedendo dal filtro della tua apparente normalità che sei già ferito. Eppure dovrebbe. E’ lì, ti vive. Non tutti sono prodighi di parole, non tutti sentono il bisogno di “sfogarsi”. Non tutti.

E per una parola va’ a puttane una serata, un umore, per chi “doveva” capire.

E’ che 10 anni dietro ad un banco di bar ti hanno insegnato non solo a posare professionalmente le tue tristezze , gli avvicendamenti interiori nell’armadietto insieme alle chiavi della macchina e ai tuoi abiti “civili” al tuo arrivo, ma anche anche magicamente a lasciarli lì quando torni a prendere le chiavi e i tuoi cenci a fine turno.
Quella “maschera” smise presto di mascherare i tuoi umori, si infiltrò nella tua pelle e ne divenne parte e tu diventasti lei.
E sorridere e non perdere la battuta, il ritmo, la quotidianità e una dose di omeopatica superficialità anche quando i problemi erano davvero seri e metterTI  via, ascoltare gli altri, aprire la tua mente ad altro. Se non tiri addosso la tua merda agli altri, conoscenti o sconosciuti avventori del bar, se non fai trasparire tristezza loro, ignari, ti curano.
La cura che ti ricorda chi sei, chi sei quando non sei triste, chi sei quando non ti asciughi le lacrime. Non sanno e ti trattano per ciò che vedono.
E tu dici che grazie a Dio tu sei quello 3/4 della tua giornata
e quello è il tuo 80%
La malinconia, se ti ci abbandoni, con la sua nebbia può confondere.
Da autodidatta e nella varietà della gente che ogni giorno incontravi per un minuto o per anni imparasti a soffiare come sui fiori di tarassaco.

A volte, mi manca ancora il bancone la macchinetta del caffè, lo scaffale degli alcolici dove posare la mano a colpo sicuro sapendo cosa trovi. E la gente.


“La bellezza delle cose ama nascondersi” (C.consoli)

chiavedibasso.jpgchiavedibasso.jpgchiavedibasso.jpgIl basso è quello strumento, nota, vibrazione che non ti accorgi che c’è finchè non lo tolgono. Lì sai, che una musica senza basso, senza bassi è una stanza vuota.

Dalla sua assenza noti la tua presenza

Poi c’è un altro stadio per alcuni.

chiavedibasso.jpgC’ è che un giorno i bassi TI vibrano e quel giorno 
      LO SENTI,  sovrastare la melodia e sommergere ogni altro strumento/nota
      Vibri e diventi basso anche tu e ti scindi dall’insieme.

Compresa l’importanza dei bassi e la loro occulta vibrante terrestre bellezza che arriva ai più, più lentamente, profondamente, non dimenticare che la musica è l’insieme.


illuminazioni

in finale OLANDA-PORTOGALLO

in “vacanza” : CAMINO DI SANTIAGO


Portogallo-Svizzera /cowboy con il velo da sposa

Alla fine del primo tempo, andando in bagno mi sono fermata, accucciata davanti allo specchio. Io e il bicchiere di porto.

Certo, a parte che sembrava facessi pipì e le braccia cicciottelle che mi son saltate agli occhi irritandomi, da fuori sembro una persona normale. Ma dentro, nei miei percorsi interiori, io, certi giorni, specie questi, così statici da potere vedere chiaramenente, sì io mi sembro quasi surreale. Eppure sono io.

Surreale. Ecco. Figuriamoci agli altri. Forse sono invivibile. Forse sono davvero così strana. Uno strano aggeggio di quelli che si trovano nei mercatini e non sai a che servono…

Su la 7, gemelline disney. Quando ero piccola, mi dicevano tutti che gli somigliavo. Tutti tranne me.

Cacchio, ho cambiato 2 minuti e mi perdono 2 a zero!