E così sui binari in tondo gira, illudendo la ragione, questo trenino a molla che si chiama cuore (Fernando Pessoa)

Digressione

Delle morti cel…

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Delle morti celebri lascio parlare gli altri, che solitamente riempiono programmi con inesattezze varie sulla vita di artisti, documentate (male) all’ultimo momento.

Ma questa no. Questa mi tocca e mi manca già come se lo avessi avuto sempre quì sul tavolo nel grande e  incompleto puzzle del mio mondo e della mia vita, un pezzo unico e originale fatto di tanti pezzi, un intero angolo del quadro.

Oggi. La Tv Spenta, il mac acceso in prossimità mentre pranzavamo e sulla Home di Deejay vedo un “Ciao Lucio” e penso…”No…perchè…?”
Clicco e si apre la pagina di Repubbilca e insieme, io e Lu gridiamo insieme “No!”

No, perchè se già conto sulle  dita quello che compone la personale memoria di ciò che chiamo “Poesia”, un altro dito si abbassa.

No, perchè quando a Sanremo ho ascoltato il pezzo il mio pensiero è stato che Dalla è diverso, che se  c’è un tempo per ogni cosa, che se l’ispirazione finisce e anche I cantanti che ascoltiamo da sempre, seguiamo da sempre, proprio come chi scrive, chi dipinge, chi si dedica a un arte, finiscono la loro “ispirazione” lui no.

Io on sono un fan fedele. Cambio idea, non per moda, ma per spirito critico e in virtù di questa musa che scompare, scompare per tutti, a volte appare di nuovo o a volte no.

Ho smesso molti anni fa di comprare album di Ligabue e mi infastidiscono I pezzi di Ramazzotti con 4 parole messe in croce sull’amore di “oggi”.

Ma è normale . A un certo punto non si ha niente da dire. Anche io nel mio piccolo comincio a scrivere solo banalità…ma appena mi accorgo che non son più mie le parole ma parole al vento per gonfiare una vela, smetto. E non scrivo più per mesi, sfioro l’anno.

Ho pensato tutte queste cose ascoltando il pezzo, molto bello, portato da Dalla con il giovane cantautore dalla faccia un pò di una volta,pulita I denti imperfetti, molto bravo a interpretare la canzome e del quale ora mi sfugge il nome, la voce del maestro come lieve accompagnamento, l’imprinting “Dalla” che mi piace tanto e ho pensato che lui no. Lucio Dalla è ancora ispirato. Non fa per fare. Ha ancora qualcosa da dire

E’ sempre stato per me l’incarnazione nostrana del “Genio” puro, irregolare, che non si inquadra, a sè stante,

Sai quei cantanti che scrivono canzoni che anche se non le conosci, dalla parola prima indovini quella dopo? Ecco…Dalla NON era questo. Era esattamente il contrario. E ciò mi ha affascinato sempre. La totale assenza di banalità che molti inseguono per lui era cosa naturale.

Una volta De Gregori a radio deejay raccontò che Dalla entrò in studio mentre lui registrava un pezzo e cambiò arrangiamenti, dicendo che si doveva fare così, era fatto così, posseduto dall’arte, ma poi, due giorni dopo se ne scordava.

E mi piaceva (sempre in riferimento all’ultimo pezzo di Sanremo) sentire che ancora qualcuno,in questo mondo “patinato” fatto di “Amici” dove stiamo diventando un po “Ammerigani” e vogliamo vedere solo il bello, spazzare la parte troppo “vera” di vita sotto il tappeto perchè mostrare il dente spezzato, la parete scalcinata “sta male”, c’è ancora qualcuno che non ci preoccupa di cantare dei margini, delle prostitute, tanto cari a De Andrè dell’altra parte di mondo nel quale siamo immersi mentre facciamo finta di essere distanti, al di sopra, al di fuori.

Il mondo di Dalla, la genialità dei testi mai prevedibili, la musicalità, mi colpirono in gioventù tanto da convincermi in quel mio periodo totalmente anglofono a tornare ad ascoltare la musica made in italy per scoprire che c’era del bello e del meglio. E tanto.

Infine uno dei più bei ricordi della mia vita: nel 1980, in campeggio, imparavo ad andare in bici senza le rotelle a suon di “Balla balla ballerino” che veniva dallo stereo dello zio, centrando vari rovi (naturalmente irti e spinosi).

Non sapevo allora che quell’album sarebbe stato da grande uno dei più amati e frullati nel mio walkman , (guarda caso sempre nelle mie escursioni ciclistiche), con sonny boy nel “parco della luna”, “mery luis”, “Cara” e la mia amatissima “Siamo Dei”. Uno di quegli album che lo ascolti tutto, non riesci a soffermarti su una canzone. Spiritoso Dalla, ironico e poi ti colpiva al fianco con dei pezzi d’amore così “a fondo” che ti facevano scordare la sua faccia buffa che li cantava.  Perchè quella faccia e quella voce erano perfetti così.

Oggi una lacrima voleva scendere e si è moderatamente trattenuta, ma non nego che io Dalla l’ho spesso pianto da vivo, perchè la sua genialità spiritosa e il chiedermi come gli “uscissero” quei pezzi  mi hanno spesso commosso.

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