E così sui binari in tondo gira, illudendo la ragione, questo trenino a molla che si chiama cuore (Fernando Pessoa)

Inaffidabili

“Into that void of silence where we cry without sound
Where tears roll down, where tears roll down”
Tears For Fears

Il confine dove la parola diventa bugia forse non esiste. Ogni volta che il pensiero diventa parola è già bugia. Forse.

Le persone stesse sono bugie. Siamo. Sono. Io Sono.

Un gran parlare della piccola Sara ieri sera, oggi, come di un corpo ritrovato. A me rimane negli occhi il volto della madre in tutta questa vicenda, assente, privo della disperazione che “vorremmo” leggere in una situazione del genere, della disperazione televisiva alla quale ci hanno abituato. Perchè il dolore “si vede”, si deve vedere. Una sorta di Politically Correct del dolore.
Altrochè se si vede profondo e drammatico privo di grida e pianti in quella presenza assenza. Chissà a cosa pensa. Un viso lontano, privo di espressioni facciali, come sotto un ipnosi, un incantesimo, uno scatolone di calmanti, come da un altra parte. Altrove. Chissà che ne direbbe il Dr Lightman…
Quel dolore vestito di lontananza mi pietrifica più delle lacrime, di discorsi, appelli. E’ disarmante. E’ come tutta la vita le fosse uscita dal corpo in gocce lasciando un involucro vuoto.
Il dolore può essere bianco, come uno sciopero, come la morte. Oppure tipo quei dolori che quando uno si getta da un ponte gli amici più cari ti dicono che era così allegro, pieno di vita.

Il dolore inespressivo, inespresso, qualche volta è un grido, uno scoppio, un arabbiatura, i pugni battuti forte sul cruscotto per poi tornare al silenzio e all’ assenza. Per molti il dolore è una dignità inviolabile.

Io mi fermo mentre sistemo i cassetti e mi giro a guardare come un ebete, ancora, dalla porta aperta del bagno i fiori tutti colorati della tenda, la luce intensa che viene da fuori. Che assomiglia a quella che veniva da “dentro” ma aiutata dalla natura, da un sole che tutte le mattine la spinge fuori. Mentre questa opzione per noi “umani” non è prevista.

Avevo preso delle decisioni fatto o non fatto cose in virtù di una cosa da fare, un progetto insieme, ci credevo nonostante tutto e alla fine era fumo e parole e bugie e bugie sui sentimenti. Che oggi ci sono e domani no. E ho sbagliato.
Ora mi godo le conseguenze, il nulla, seduta a terra di nuovo a osservare quanto tutto è evanescente. A cercar la via di uscita a sbrigarmela da me. Io sono quindi inaffidabile, inaffidabili le parole, i sentimenti, la buona volontà, inaffidabile chi ti sta più vicino.

La verità è che non c’è sport estremo che tenga, l’unica grande sfida, pericolosa perchè non c’è paracadute, non sei imbragato, appeso, ripreso… è viversi, conoscersi,”aversi addosso” come diceva una canzone, stare vicino un altro essere che non siamo noi. Ecco lo sport estremo.
E quando ti schianti a terra non muori e nessuno si accorge di nulla.

Guardo i fiori, la tenda sollevata dal vento che mi lascia intravedere gli orti. E Aisha.

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Una Risposta

  1. Masca

    Labbra Blu. Di Diaframma (feat. Cristina Donà)
    Perchè era ieri. O lo é sembrato. Come ha potuto esserlo quando nessuno lo é stao mai.

    14 gennaio 2011 alle 22:56

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