E così sui binari in tondo gira, illudendo la ragione, questo trenino a molla che si chiama cuore (Fernando Pessoa)

Si piange sempre per qualcosa che ci somiglia anche solo in un angolo remoto del nostro essere. Anche quando sembra che non ci riguardi. Anche quando guardiamo i telefilm.

La stanchezza dei 100 anni è qualcosa che ti sovrasta, è il post-elettroshock all’anima, il guscio vuoto che rimane, il sacco. Un barattolo dove abbiamo lasciato morire la lucciola.

Io continuo a sognare il mio cane, così spesso. E in quei sogni il senso assoluto di solitudine, quello che se ci giriamo ed è l’ombra che ci segue perché naturalmente legata a noi stessi e solo a tratti scompare.

Ma torna. Torna sempre quando non comprendiamo, quando non siamo compresi, in ogni fallimento della comunicazione, nell’abbandono. Tutti ci abbandoniamo. Tutti i giorni. Succede ogni giorno e delude ognuno allo stesso modo e in maniere diverse. E a tratti fa rimpiangere l’ombra cucita alle nostre scarpe, perché quella solitudine almeno ci appartiene, ha una personalità, ricami di una vita l’hanno resa familiare e certe volte amica, mentre affacciarci sulla solitudine che ci provoca l’altro, il prossimo è …disperazione impotente. Desolazione.

Nei sogni con Aisha l’ombra non esiste. Un sentimento forte, irrazionale e razionalissimo, vero, trasparente come quelli a 4 zampe fanno scappare a gambe levate ombre e margini di dubbi. Sono e basta, senza domande e seghe. Sono uno sguardo pulito dritto negli occhi a cui non ci si sottrae. Solo quello. L’immediato, il vero, il diretto.

Ieri notte ho sognato di abbracciare Veronica, ero contenta ma lei non lo era allo stesso modo e mi sono svegliata “rimasta male”. Aveva I capelli corti. E stava bene.

Non c’è un motivo o ce ne sono molti se certe presenze ci mancano, altre no. La vita è fatta di grandi o brevi frequentazioni, per alcun siamo “episodi”, per altri intere serie.

E non c’è un motivo (o forse c’è) se alcune persone arrivano, vanno, seguono o precedono incomprensioni, circostanze che  allontano, ci disperdono. Alcune vanno semplicemente in pace  e non ci si vede  quasi più. Ma non ci mancano. Il punto è che il  bene se lo guadiamo bene, rimane intatto sempre e nonostante tutto; il tempo, le opinioni , le smusate, le diversità…”nonostante tutto” o in verità, proprio in virtù  degli spigoli, delle incomprensioni, delle profonde diversità, dell’averci messo la faccia, o per essersi cambiate d’abito negli autogrill. Bene, intatto in silenzio.  E non ci si può fare nulla. Non ci si può sottrarre dal voler bene a qualcuno con cui si è riso e pianto e litigato se ci ha mostrato la sua natura. Tra me e me non l’ho negato quasi mai. Veronica mi è mancata dal primo giorno.

Ubik sposta un pò i lato la sua ombra e dorme. Se avrà freddo la userà per coprirsi.

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Una Risposta

  1. ti rammento i 300 pacchi che mi hai tirato.
    io non ti voglio più bene!

    10 settembre 2010 alle 11:50

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