E così sui binari in tondo gira, illudendo la ragione, questo trenino a molla che si chiama cuore (Fernando Pessoa)

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 Oggi è limpido. Mi sono messa in ascolto. La vita mi diceva di stringermi ancora a questa casa.
E ogni cosa sembra tornare al suo posto in qualche modo. Quel sentirmi sempre un pò “un incidente di percorso” nella vita degli altri sta lì, da una parte. Ci ho messo un cuscino sopra e non l’ascolto.
 Oggi è più chiaro.
Non il tempo.
Il sole “Special  Guest” appare di tanto in tanto, poi va via, per altri salotti.

Si ritorna ai libri. Al digiuno. Ho pedalato.Si fa il caffè. Si guarda un film, che dovevamo vedere insieme. Molto Carino.

Quando hai questo genere di crisi, ti trovi sempre a vedere un film con una scena dove Lui guida un furgone sfasciato per arrivare da Lei che, scioccamente, aveva lasciato andar via, per dirle che l’ama (anche troppo) in una strada pubblica. Poi si baciano.
“L’Universo” questo universo con cui, dicono, dovrei parlare a volte è decisamente poco nobile nell’invio dei suoi presunti segnali. O pugnali.
Martedì quando chiamasti io ero felice e volevo dirti che vi dovevo un caffè, a te e ad Andrea, perchè avevate fatto un buon lavoro. Avevo trovato il coinquilino, vi eravate concentrati bene!
Ma tu non mi hai chiesto niente, solo di lavoro e io ho smesso di ascoltarti quasi subito, ho messo il mio apatico pilota automatico mentre parlavi e ho risposto due tre cose a caso. Non si fa, lo so.
Ma non si fa. Eppure si fa. Io lo faccio.

Ti chiamano a giocare alla Play.
Quando qualcosa finisce si sta male e anche un po bene. Un altra di quelle cose un po difficili da ammettere perché sembra di mettere in dubbio un sentimento.
In questo caso un sentimento già dubbioso di fabbrica.


Non ho ancora riprovato quello che sentivo per Massi, che fosse motivato o no. 
Eppure lasciarsi, nel gran dolore generale, mio, suo, fu una specie di sollievo.
Provi dolore, perdita, abbandono, la resa , “cazzo ci siamo arresi”.
E in teoria si potrebbe dire che non ci fosse abbastanza Amore. In pratica io e lui sappiamo che c’era. Ma non bastava.
C’era passione. Ma non bastava.
Ci saremmo resi infelici con amore e passione.
Un lato nostro interno, quello triste, quello poco tenace, quello seppellito dietro al sarcasmo e alla leggerezza, combaciava perfettamente. E nei momenti bui, quelli che non sai nemmeno te, perchè, questa similitudine ci portava ad affondarci l’un l’altro o a non essere in grado di dare un pizzicotto, una spinta all’altro verso la risalita.  Ci voleva un uomo diverso da Massi per vivere con me vicino, ci voleva una donna diversa da me per stargli accanto.

La passione non permetteva al legame di sciogliersi.
L’assenza di passione non permette ad un legame di evolversi

E poi, il sollievo di un peso che viene tolto dalle tue spalle. Il respiro, quello che ti svegli e devi pensare solo a te.
Stare insieme è lavoro.
Mentre nei sogni è semplice come respirare “viene tutto da sè” , nei fatti no.  E forse è giusto così. Sicuramente è giusto così. No, in parte è vero. Ma alcune cose richiedono lavoro e pazienza, altre devono essere vento e casualità.
Non mi sono mai chiesta fino ad ora se quel doloroso sollievo lo provò anche Massi. Credo di sì
.
La storia navigò tre anni.
Oggi siamo più vecchi. Non mi va, di investire tre anni. Non va a nessuno. Non c’è niente di male.

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