E così sui binari in tondo gira, illudendo la ragione, questo trenino a molla che si chiama cuore (Fernando Pessoa)

Santiago Di Campostela

Argomenti e quesiti di diversa natura  si scontrano e si incontrano nella mia testa, si incrociano, come voli di pipistrelli, così difficili da tenere nell’inquadratura. Appena prima dello scontro, si schivano, si scanzano per una vibrazione che ha trovato un ostacolo nel suo ondeggiare. Molti. Troppi. Troppo difficili. E io sono così stanca di essere intelligente.

Ripenso al mio Camino. Da un pò.
Un pò di giorni fa nel centro di Firenze ho riabbracciato la mia piccola Belgique, rivisto Filippo. Un piccolo, rapido confronto tra pellegrini su come e perchè le nostre vite hanno ripreso il loro percorso dopo l’ estate 2009.

Il camino di Santiago.
Non ne ho scritto e in fondo quando ne parlo è per ricordare alberi e paesaggi e volti che non vogliono realmente essere dipinti da parole, su facce altrui.
I racconti sono sempre noiosi per chi non c’èra.
Non ne scrissi.
Non ho letto Il Camino di Cohelo, se non in questi giorni che mi è capitato per le mani.
Leggiucchiato.
Non mi ha mai detto granchè il cileno. Sono ancora “una studentessa distratta”. Per me la forma è importante quanto il contenuto. Talvolta di più.
Necessito della parola viva, “rombante”, come direbbe Montale,  sennò il concetto , per me, scivola via.

Oggi posso dire.
-Non sono partita per trovare me stessa.
Conosci te stesso. In questo concetto, ultimamente mi ricordano che Socrate ha detto tutto in 3 parole.
E che non c’è da far 900 km a piedi per andare a trovarsi.
-E non sono partita per chissà quale nuova  mistica lettura interiore, per trovare la risposta a chissà quali domande . Nè per una rinascita. Sono risorta molte volte, dalla sera alla mattina, nel mio stesso letto, senza nemmeno fare un passo.
Sono partita perchè “dovevo”.
Volevo.  
Mi ci son voluti tre giorni per uscire dallì Italia. Ho perso un volo e speso più soldi di quello che avevo.
Ho pensato di mollare, ma alla fine il Camino è cominciato.
Un mese.

Certo, prima di partire, pensavo chissà quali elugubrazioni nel lungo camminare, pensieri, seghe mentali sarebbero venute a galla. E quanto avrei scritto. Non è stato così. Ho scritto quasi niente.
Ho letto. Non libri. Ho letto persone.
Sono stata concreta un mese della mia vita.
E la vita , il camino hanno provveduto a me.
I miei pensieri erano fatti di terra, di acqua, fontane,  di un letto. I miei pensieri, svuotati d’altro erano cosa avrei mangiato la sera. Erano i paesaggi. Il caldo. Le vigne. Gli occhi hanno preso il posto dei pensieri. Erano chiesette, ed erano il mio inglese che con il calar del sole si affievoliva. E l’acqua. L’acqua per lavarsi, per rinfrescarsi, l’acqua per bere. Il più bello tra i pensieri

E’ stato  un orario senza orario quel mio vivere.
Molti si svegliavano di buio,marciavano per arrivare presto, per la paura di non trovar da dormire.
Il mio orologio sono state le mie gambe, e solo loro decidevano “la tappa”.
E il camino mi ha fatto incontrare zingari come me, disorganizzati come me, disorientati come me.
Quando si arriva si arriva. La guida l’ho strappata pagina per pagina e abbandonata, inutile. Mi ricordo la notte a Sanbol, senza luce e acqua, così immersi nel niente per km e km che si vedeva il cielo come si vede da una nave di notte.
E la notte dove tutti russavano. E quel giorno in una salita “breve” che non finiva mai, che io ed Emanuele abbiam pensato di morire, tanto che il cuore ci batteva dentro fino alla testa. Ricordo il portoghese con il carrellino, e il mio custode quando sono stata male. E quella sera dove eravamo tanti , tutti a cenare insieme intorno ad un tavolo ed eravamo partiti ognuno da solo. Le gambe a mollo e i bagni fatti nei condotti che irrigano i campi, nelle fontane per il tanto caldo e che proprio nel punto più alto, a 1300 metri non avevano le coperte per la notte. Le mele mangiate dagli alberi e le more dai rovi.
E’ stato come quando ai bambini spegni la Tv. In pochi minuti si dimenticano che esiste e trovano di meglio da fare. Più naturale. E semplice
Il camino va fatto da soli. Aveva ragione Mario. L’unico e solo consiglio che passo io adesso a chi parte.

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3 Risposte

  1. Tcm

    Sei partita perchè dovevi. Perché volevi. Mi vien da chiederti perchè? Perchè dovevi?

    1 aprile 2010 alle 11:37

  2. Spesso si parte per fare una partita con sè stessi. Per capire fin quanto oltre ci si può spingere. Per il resto non posso esprimermi, perchè sarebbe come giudicare una persona dalla sua sagoma. Cercavo un’immagine che ho trovato nel tuo blog, se ti spiace dimmelo che la cancello 🙂 comunque mi ha colpito il fatto che ci scrivi da molto tempo. E’ sintomo di costanza.
    Un grande saluto. Leggi di me, se ti va

    10 aprile 2010 alle 17:27

  3. lulù

    ho letto e riletto questo post, ho pianto perchè è quello che penso, perchè se il prossimo anno riesco a laurearmi, partirò, sola. E’ una cosa che mi scoppia dentro.

    Grazie per le parole…

    bello ritrovare anche niccolò fabi tra i tuoi post, a lui sono legata più di ogni altra cosa.

    7 dicembre 2010 alle 14:32

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