E così sui binari in tondo gira, illudendo la ragione, questo trenino a molla che si chiama cuore (Fernando Pessoa)

Il peccato originale

Appoggio l’orecchio della mia mente e sento I pensieri, le parole che scioccamente non si osano dire,
con la stessa semplicità del sole che l’altro ieri ha trapassato indenne, ombre, nubi e , vetri e finestre
per posarsi sul mio tavolo mentre disegnavo

E vedo colori ma non ne so il significato e non son convinta che non siano altro che pura fantasia

Mentre di quello che sento sono certa
Non so capire se ciò sia dovuto alla mia conoscenza della natura umana, osservare poco le cose pratiche
ma assorbire così incessantemente  quelle aleatorie e astratte o un effetto, con anni di ritardo,
dell’aver preso a martellate lo specchio tra me e me e averci guardato,
frugato  dentro senza il minimo pudore. O riguardo.

Non avevo mai pensato al di là del semplice intuito di non sbagliarmi.
Invece oggi ho una specie di nuova  Consapevolezza, un corpo estraneo nel corpo, quasi NON FOSSE MIA,
Come se mi avessero aperta e me l’avessero messa dentro.

Mi torna in mente la prima volta che ascoltai De Andrè. Un pugno. La chiave di una porta
Un dolore. E poi tutta quella poesia che ci si potrebbe dar la vita per solo averla incontrata

Sento quel che stanotte ho detto. E poi, scendermi addosso come una tenda di velluto,
la fatica sempre immane e dolorosa di comunicare “me” e la nuova stremante fatica, responsabilità, di comunicare cosa sente un altro essere.
Sento.
Sento che quando mi dici “dolce” quella parola è solo una parola “usata”,  “non mi appartiene”, non è esclusiva, non è mia.
Appartiene a te.
Sento solo la parola e il mio nome accanto.
Forse ad ogni donna fa piacere. E lascio che tu lo faccia , ma lo sento generico e distante da me.
Non ho bisogno di aggettivi per sentirmi più vicina. Sono un granello troppo piccolo per farsi avvolgere dal laccetto di una parola.

A parte il fatto è che io non lo sono. Sono tante cose ma non “dolce”.

I bambini insegnano…”prendete esempio da loro”.

I bambini mi insegnano. In un anno molte cose che non capivo e non vedevo ho visto in questi piccoli maestri ignari. All’inizio mi inquietavano perchè non capivo, certe azioni o reazioni.

I bambini sono buoni, cattivi, meschini, dolci, bugiardi, furbi di vera furbizia, ingenui di vera ingenuità, ingenui di finta ingenuità.
Ma la loro premeditazione non è la nostra premeditazione.
La loro “cattiveria” non corrisponde alla nostra cattiveria
Sono intensi e calcolatori. Impetuosi e istintivi.
E non si vergognano.
Ecco cosa li rende davvero speciali.
Sono tutto lo spettro dei colori e tutte le sfumature e semplicemente “sono”. Anche se li prendi in castagna.

Tutto ciò fino a quando un giorno, noi non gli facciamo notare, senza peccato originale loro, ma nostro, che sono nudi.
Come il primo uomo e la prima donna.  Si vergognarono e coprirono i loro organi.

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