E così sui binari in tondo gira, illudendo la ragione, questo trenino a molla che si chiama cuore (Fernando Pessoa)

Oggi ho guidato nel sole.

E il pomeriggio è stato frenetico per dimenticanze.


Poi trovarsi qui, chiudere il monitor, il telefono, gli occhi.
Chiudere. Non è mai difficile.
Riportare a zero
Dormire un po nel letto, in maglietta. Svegliarsi, e,  mani sugli inguini, indici adagiati nelle fosse iliache (si chiamano fosse?), fissare immobile e lungamente il soffitto in discesa. Silenzio

Ho fatto due sogni orribili le notti di sabato e domenica. Ma ricordo bene solo Il primo.
Non era uno dei miei incubi-colossal,storie con attori e comparse, dove spesso io neppure compaio e che, qualche volta, con una certa soddisfazione, riesco a portare a fine , quasi ai titoli di coda.
Era un incubo vero.  Sarà stato il film di Tarantino.
Non ne parlerò, non ne scriverò.
Certi segnali partoriti dalla mente possono rimanere tra te e te.
Servono a te, puoi capirli solamente tu.
Ha pesantemente a che fare col sentirmi sempre indietro, sempre in difetto, sempre “dispari” rispetto agli affetti. Le persone che mi vogliono bene, una parte di me le vive come un peso enorme. E non so staccarmi da questa visione.
Ma che modo drammatico e pesante può avere l’ inconscio di ricordarti chi sei e dove sei fallato.
Posare la testa sul comodino.
Scendere dal letto e dalle scale.
Mangiare. Dolce, poi salato. Ma poco.
Bere.
Pensare, non pensare, spegnere, accendere.
Ridere. Divano. Tv


Cercare con Luca una puntata dei Puffi in streaming.
Pare, secondo una sua collega, che in un episodio, l’ultimo della quarta serie, si accennasse (non so quanto esplicitamente, non ne siamo venuti a capo) al fatto che Gargamella facesse uso di sostanze allucinogene. Chissà,probabilmente, qualche fungo o  segale cornuta, e che I Puffi non fossero altro che allucinazioni.
A volte è evidente il desiderio degli adulti di dimostrare che nei cartoni e nelle favole ci sono “i fatti” e gli allucinati. Un togliere alla fiaba la verginità.
Che , forse non si sà che le fiabe mettono in luce I peggiori e I migliori lati umani?  Gli archetipi psicologici.
Ho letto su un libro di pedagogia che non è opportuno spiegare le fiabe ai bambini. Loro le recepiscono esattamente così come sono, parlano la loro “lingua”.
Personalmente non credo Gargamella fosse un tossico.
Ricordo che conoscevo un tale Andrea che insisteva nell’affermare che “Lewis Carrol” fosse un drogato, un incallito dell’ LSD (anagraficamente impossibile, visto che questa è una scoperta novecentesca e Carroll ha visto la fine dei suoi giorni a fine ‘800) e che “Alice nel paese delle meraviglie” ne fosse il risultato e/o anche una metafora dei rapporti uomo-droghe.
Allora non mi pronunciai.
Dopo una ricerca in rete, nelle biografie ufficiali, per quanto mi riguarda, non ho trovato accenni a questa versione di Lewis Carrol, che forse doveva preoccuparsi di accuse più infamanti.
Ho trovato solo leggende metropolitane, tutte simili, tipo quei passaparola in rete scopiazzati l’uno dall’altro. Un cerchio dove non arrivi mai all’origine.

Ma il punto non è “vero o non vero”, (Un pò come quella moda di affermare con quasi-certezza che tutti i geni e gli artisti vissuti, da Leonardo a Galileo fossero omosessuali, che, a parte un bel “chissenefrega”, sono “chiacchiere”.), Il Punto è che lui, il tale Andrea, lo trovava “ganzo”.
Era chiaro da come si agitava. Come sono “ganzi” i film di Tarantino perchè “son tutti di fuori”. E non riuscire a vederci altro.
Come se in qualche modo sapere che Belushi si è disfatto, che Hendrix era com’era e che il cappellaio matto chissà con che lo faceva quel tè, riabiliti la dipendenza come ”uno “stile di vita”, gli dia una certa forza, importanza, “dignità”. Il tale a 40 anni ancora cercava “là, la felicità dentro a un bicchiere” e nella chimica. E prendeva a schiaffi la sua donna. E lei, lui. Tutto molto “cool”.

Cala di nuovo il silenzio. Poi il letto, il buio, la bottiglietta d’ acqua. Reset. Ma è come se il pulsante, premendolo, non arrivasse in fondo. Quindi inutile.

A volte, capita di rado, ho l’impressione di incontrare qualcuno che percepisce, anche se solo in alcuni momenti e in maniera non del tutto cosciente, la mia assenza di sentimenti. 
Solitamente è una figura femminile. Figuriamoci. E se c’è un filo di imbarazzo (suo) quello di sentire qualcosa che non va,  io invece mi sento sollevata, alleggerita.
In realtà non fingo palesemente di provare sensazioni. Credo che la mia indole calma e la propensione per la risata e la battuta, siano spesso il vetro scuro, che impedisce di vedere il più scuro Nientesentire che c’è dietro. A me non fa più paura.

Ci sono delle intermittenze. Una si chiama Dani. Non è che sento bene che “sento”. O certe volte, sì. O insomma, lo so. Sò che quello che sente certe volte io lo sento. 


I bambini sono le creature migliori. Anche loro possono “non sentire”, essere egoisti, meschini, inquietanti. E poi meravigliosi. Ed è vero che se entri nel loro mondo, ti vedono come sei ma non lo sanno. O sanno senza sapere. E non hanno paura.

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