E così sui binari in tondo gira, illudendo la ragione, questo trenino a molla che si chiama cuore (Fernando Pessoa)

Age of Aquarius & Co

Oggi, in barba alla suina, sono andata a trovare Amelia, che, tra le varie ed eventuali mi ha illustrato possibilità di trasferimenti lavorativi in Neozelanda. Per convincermi della validità della cosa, mi ha fatto vedere dei filmati di Rugby degli All Black.
Certamente ho imparato cosa è un Haka.
“È la morte, È la morte! È la vita, è la vita!”

Avrei voglia di comunicare in una lingua diversa. Of course.
Magari col tempo ci troverei nuovi intraducibili sensati vocaboli per esprimere cose che non sò esprimere nelle mia lingua madre. Che sono tante. Io non lo so fare. Che cazzo di limite enorme.
Non c’è niente quì che io non trovi anche al ritorno, o che non possa aspettare.
Nessuno a cui possa mancare quel tanto che basti a far nascere la colpa nel fuggire o la voglia di rimanere.
Un tempo avrei aggiunto…”Escluso il cane”.

Tornare a casa la sera tardi, come venerdì scorso, con gli occhi, a dire altrui, tristi,  è ancora girare la chiave nella serratura e e trovarsi , gesto senza gesto, fulmineo e involontario, l’orecchio teso nell’attesa di sentire uno stiracchiarsi e passettini sulle mattonelle per poi lasciarmi  andare a sedere a terra, tacchi, borsa e tutto a giocare con Aisha, sedersi fuori insieme su gradini, 5 minuti, al freddo, nella notte. Mi manca. Mi manca ancora. Mi manca. Prima di salire ho preso il collare, appoggiato sulla libreria e l’ho fatto tintinnare più volte. Per sentire quel rumore. Il suo. La medaglietta che batte appena sull’anello. L’ho posato sul cuscino.

Nell’arco di 10 ore ho avuto un paio di abbracci, davvero degni di nota. Di quelli che fanno salire la lancetta  dell’ego, sentire più donne, creature di Dio, abbracci che riabilitano figure maschili e fanculo Darwin.
Tutto nella testa però. Nessun brivido interiore.
Robi. Non sò e non voglio collocarlo. Ho capito molte cose in questi mesi. Che le parole dette (da lui), inascoltate tra me e me, sminuite dal mio modo caterpillar di schiacciare e macinare tutto con una certa calcolata noncuranza, non erano dettate, da una sua crisi della quarantina. Me lo dice la sua faccia e come mi guarda, la sua misura. Non le parole, ma ciò che le accompagna. Io non pensavo che (io?) potessi fare ancora quell’effetto su un uomo sano e normale. Anzi, fantastico. Non voglio nemmeno ritrovarmi a “giocare” col mio più caro amico.

L’ altro abbraccio, mi ha chiamato “passione” e se stringeva appena di più, mi spezzava il collo come a una gallina, mi faceva saltar via le costole e quel pezzettino di cuore che pompa sangue quà e là.
Da un attenta osservazione, credo che V. abbia quel famoso “segreto” di cui tanto si parla. E non ha letto nessun libro, niente circa il pensiero positivo, la legge di attrazione ecc. Gli piove addosso “fortuna”, attira tutto ciò che vuole. Ivi compresa me.  Quando ce l’hai accanto…senti questo magnete . Ma non glielo vai a dire. No. Non io. Non voglio essere tacciata ancora di essere troppo “New Age”. Poi L’inconsapevolezza ha qualcosa di magico. Vorrei averne a secchiate.

Visto che ormai mi arrampico sugli specchi, tentando di esprimermi per disperate metafore, oggi ho trovato la mia.
Mi sento come un oggettino di design, oppure una chincaglieria in un mercatino dell’usato, che tanto è uguale.
La gente passa, guarda e  tra tanti ninnoli, rimane colpita. Mi guarda, mi prende in mano,guarda il prezzo.

E  puntualmente dice:
“Mmmh”,
“bello”,
“interessante”
…”però non lo terrei mai in casa mia”.

Magari stona col resto della mobilia l’oggettino.           O “soprammobili ne abbiamo fin troppi”.
Forse sono solo troppo Kitch. Sono Kitch.

Voglio reincarnarmi in un addobbo di natale. Un puntale.

Una Risposta

  1. Leggendoti, non è la proprio una cosa che mi viene in mente il termine “kitch”( a proposito..sai che si scrive kitSch? appena scoperto!).
    Sarà che l’ho sempre associato a produzioni quantomeno patetiche e svenevoli, manchevoli di creatività.
    Quindi…esattamente l’opposto di quello che “prendo e porto via” da questo tuo nido.
    Quando sono sufficientemente lucida e non in balia delle passioni, mi chiedo quanta responsabilità abbia la mia persona nel turbinio degli eventi..spesso mi domando perchè risulto intrigante, ma non sufficiantemente stimolante da andare più in profondità..possibile che siano in tanti a “non volermi in casa loro”? sono davvero come tutti gli altri soprammobili? mediocre? che Dio me ne scampi..
    Però, capovolgendo (quando sono lucida, appunto), posso dirmi che sono le altre persone a non essere tanto “singolari” ed uniche da meritarsi la mia interezza..sono io che decido di lasciarli sulla porta..non li faccio entrare in casa mia.
    Non so se ho centrato il senso del tuo pensiero..come si sa..nelle produzioni scritte come nelle poesie..si prende quello che si vuole prendere in base al periodo esistenziale che stiamo vivendo. Io, adesso, mi vorrei vedere “attiva” e agente su chi mi circonda..e basta percepirmi come un satellite “attirato” da chi ha quel certo non so che new age!
    Scusa se mi sono dilungata…

    🙂
    un bacio al prossimo post…presto.

    Ps-le capre aspettano eh!

    12 novembre 2009 alle 18:46

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