E così sui binari in tondo gira, illudendo la ragione, questo trenino a molla che si chiama cuore (Fernando Pessoa)

All’uscita della  scuola elementare, così globale, multicolor,  guardandomi intorno, notavo  come le somiglianze di certi genitori con i loro cuccioli possano essere buffe, irriverenti, come tra il cagnolino e il padrone.
Così la mamma che alza le lunghe braccia , troppo magre, nel togliere ,al figlio la maglia,  ne svela le stesse braccia e lo stesso volto, troppo magro, equino. Un appendice caricaturale di se stessa.

Talvolta, laddove non è la discendenza è la presenza nel tempo, come certe coppie per così dire “datate”, che finiscono col somigliarsi nel passo, nella postura, nell’impostazione della voce, nell’uso delle parole e delle espressioni.
Io somiglio a me.
I bambini , all’uscita di scuola, talvolta mi avvicinano con curiosità, perché io sono la baby-sitter. E perché li saluto uno per uno, quando mi ricordo i loro nomi, e gli faccio domande o li accarezzo, perché mi piace accarezzare queste piccole testine che passano, vederli cambiare nel giro di pochi mesi, dentro allo stesso grembiulino. E hanno cartelle più grandi di loro. E perché mi fanno ridere.

Il mio più caro amico, ha usato ancora il verbo “innamorato” con me. Faccio fatica a conteggiare gli anni che ci conosciamo adesso. E anche a pensarci sù.

Si può essere cervellotici anche guardando dentro un canale di irrigazione. Non io. Io eviterei, almeno nelle cose elementari. Però è ilare.

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