E così sui binari in tondo gira, illudendo la ragione, questo trenino a molla che si chiama cuore (Fernando Pessoa)

Tra “il mare d’inverno” e “succederà”

Già  mentre aprivo la porta di legno dell’ascensore, e poi, mentre uscivo dal portone, un velo tra me e la scritta “vietato introdurre biciclette” si trasformava in pioggia, tra i miei occhi filtrati dalle lenti a contatto e l’aria buona della sera.

Le mie sedute di psicanalisi più riuscite, si sono svolte quasi sempre in macchina, tra me e me. In sottofondo qualche canzone sparata a casaccio dalla radio , magari aguzza, precisa, giusta al momento giusto.
Così. La cura. La franchezza. Non quella tra te e il mondo, che lascia il tempo che trova. Che non è mai franca fino in fondo o  che è demodè o scomoda, vestita di un vestito che la renda accettabile ai più.
La tua, quella tra te e  teeeee, dove tutte quelle  “e”  in più, è un eco mentre ti allontani, scendi, affondi e scavi.
Sembra la cosa più naturale, invece ci vuol grande, grande allenamento a trovarsi sinceri. A veder le cose scomode.
Io ho cominciato piccola, nel mio mondo, a vigilare sui miei pensieri, a non edulcorarli, nè imbrigliarli. A non filtrarli o vagliarli, non selezionare solo gli aspetti congrui a farmi sopravvivere meglio a certi passaggi, ma guardarli bene e scrutarli  uno ad uno da ogni angolazione possibile, accettabile o meno.
Allenamento.  Così è tra le cose che mi riesce meglio.
E col tempo ho scoperto che non condividere questa attività era non solo parte del mio istinto, ma “necessario”.
Non ha alcuna importanza che tu vuoti il sacco. Non ti fa mai sentire meglio, come dicono, ma solo “nudo”.
Il sacco è tuo. E tuo rimane. E il contenuto anche. Ci sono cose solo nostre. Pensieri solo nostri. Importanti o meno.
E se mai riteniamo di comunicarli, non è per conformarsi a nessuna teoria psicologica su ciò che è meglio fare per “vivere meglio” ma solo perchè ci và.
Così anche stasera, ho snocciolato e pianto , di quei pianti che voglio solo miei e srotolato il tappeto.

In realtà non so cosa provassi esattamente. Si riassume in un “mi piaci”  perchè non avevo altre definizioni a portata. Era molto semplicemente così.  Impalpabile. Razional-istintivo. Sò che non volevo qualcosa. Nemmeno risposte. Ma è stato meglio così. credo. Non sono sicura. Non sono assolutamente preparata sull’argomento.
Sò che rimettere tutto a posto non è difficile.
Non mi vergogno di essere superficiale. E’ un dono.
Pigiato(pardon, premuto) l’organo, uscito il veleno, lo si lascia lì, un pò gonfio, una parola gentile ogni tanto e torna come nuovo. Un sistema immunitario ce l’ha anche l’anima.
L’unica assenza cronica è quella del cane.
Ci  sono molte cose di noi che dobbiamo accettare. E nell’accettarle, scende via ogni peso dalla schiena della mente.
Non aver paura della paura, non temere ogni lato nostro, anche meschino.
E  quando si è allenati bene, ed occorrono anni di Auto-Analisi (sulla twingo, funziona molto bene), accettare che siamo tutti egoisti non come un male.
Niente di ripugnante o catastrofico, solo un dato di fatto.
Quando vedo il candido, dolce, orso bianco che poi si mangia una foca nel documentario di National Geografic, mi si sdegna il cuore, ma si deve accettare che è la natura. Segue il suo corso. Tanto perfetta, quanto crudele talvolta appare.
Certo, evito di vedere i documentari del National Geografic.
Dentro di me, però, non posso e non voglio volgere lo sguardo altrove.
E non è sempre bello ciò che trovo, frugando. Chessò, ad oggi posso andare a letto con un uomo e il giorno dopo non aver voglia di rispondere ad una sua chiamata.  Dimenticarlo, senza lode e senza infamia, si potrebbe dire “come fanno…certi uomini”. E visto così, detto così, non mi piace che sono io a farlo. Direi “bello stronzo”, si trattasse di un altro. Però sì, sul questionario, ci faccio una crocetta e accetto. Sì, sono io. Anche questo. E non me ne vergogno. Non ci riesco.
E tante altre cose discutibili, raccontabili o meno.
Poche idee ma confuse.

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Una Risposta

  1. l’egoismo non è negativo, “se non sei egoista non sei altruista” (osho insegna)

    10 ottobre 2009 alle 18:26

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