E così sui binari in tondo gira, illudendo la ragione, questo trenino a molla che si chiama cuore (Fernando Pessoa)

Escluso il cane

Ubik. La testa appoggiata al muro. La copertina del cane a farmi compagnia, in cerca forse del suo odore, così come lei farebbe col  mio.
Questo siamo. Odori. Per alcuni. Altri non sentono. Altri ancora non sanno di sentire.
Un giorno esisti. Il gg dopo non ci sei più anche se esisti. Passano le mode come gli umori, gli amori. Ma non sento niente. Sto imparando a non sentire.
Se sei fortunato, ti mettono nel sacchetto del riciclaggio, che oggi domani forse si ricordano a che servivi.  Ci vuole un secondo ad essere rivalutati. E quasi mai, in meglio. Non importa chi eri, o se valevi o cosa avete condiviso.
Mi ricorda un pò quei film(verità di sistema) americani dove le grandi aziende, appena non produci “un attimo”, (fa niente se hai un lutto, un tumore o tua moglie ti sta lasciando), ti mettono una scatolina di cartone in mano dove raccogliere i tuoi averi dall’ufficio, i premi aziendali e le foto di famiglia, e via. Alla porta.
Per me che ho quei 5-6 amici da 6-7-10-15 anni, tutto ciò suona sempre strano, tant’è che ho deciso di addossarmene ogni responsabilità.
Se mi do la colpa, forse è più semplice.
Penso che se per ogni nostra debolezza, pecca, malinteso, egoismo, malumore ci fossimo mandati alla gogna, tolti il saluto, rifiutati il dialogo, amici cari, non avremmo più nessuno accanto, nell’atto di girare il collo, a parte la gente in fila alla posta o quello nella macchina accanto, al semaforo e il vicino di casa che ti saluta ma non si ricorda il tuo nome. E non è una questione di solitudine. I nostri scazzi, sono invece serviti, immagino, spero, a volte, non sempre, a prendere atto che siamo umani, distratti, decentrati, malati. A volte vicini, a volte distanti, ma mai troppo da perdersi di vista.
Il mondo è così, si consuma via via da sè. Non ha più odori.
Frattanto, mi giro nelle mani il mio dolore. Non si attutisce ma si amplifica e si sparpaglia nei cunicoli dell’anima mia dimezzata.
Son passati 16 giorni. Piango per un nonnulla. E nel pianto a volte sorrido appena per quella buffa canzone, che ho sempre trovato perfetta . L’ho incontrata perchè una volta guardando un quadro ad una mostre d’arte, il cui tema portante era “la spazzatura”, c’era scritto “Escluso Il Cane”, mi accigliai in cerca di un senso ed Erica mi disse che era una canzone. Una canzone di Rino Gaetano, che fino ad allora mi era sfuggita. Una canzone che ha molto senso.
Smonto la casa, per vedere se tutte queste cose da fare con le mani, e che non ho voglia di fare, mi fanno dimenticare tutta quella voglia di non-essere che si addormenta con me. Credo di non aver mai pianto tanto e così a lungo. Per nessun uomo, per nessun lutto. E me ne vergogno e cerco di tenermele per  me. E poi quando piangi dai fastidio. Alcuni davvero, pensano sia un attività volontaria, programmata. Da noia. Come tutto ciò che non si sa gestire. Ho anche imparato a tenere sul naso gli occhiali da sole.
Ancora non ho tolto le cuccie, ma senza chissà quale significato o attaccamento, son lì. Mi ha dello Elle, “lasciale se ti va”. E in fondo ha pure ragione. Son semplicemente dove erano. Mi addormento desiderando un abbraccio da Dio, un bacio sui capelli. Misticamalata. Per un cane poi…

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3 Risposte

  1. lachicca

    Dimmi che non è successo quello che credo di aver capito.

    17 aprile 2009 alle 08:46

  2. ika

    E’ un po’ che non ci sentiamo, ancor più che non ci vediamo… Ma non appena ho saputo/capito… ho pianto. Sicuramente ciò che ti scrivo, in questo momento, non ha valore alcuno, ne per te ne per LEI, ma fa male comunque, anche dentro me, questa assenza pelosa.
    Non c’è un modo una frase un pensiero che fili, che possa farti capire il nodo tra stomaco e gola che ho pensando a LEI. Il mio amore incondizionato per quegli amici fedeli mi porta ad essere irrazionale spesso. Li amo alla follia e basta. Quindi non sapendo ne percome ne perchè non ci sia più quell’esserino unico e spettacolare, posso solo darti un abbraccio, sperando che LEI sia in un posto migliore. Vorrei dirti altre mille cose, ma le parole non leniscono questi tagli profondi, forse una leccatina dall’alto sarebbe più efficace.
    federica

    20 aprile 2009 alle 17:14

  3. armida

    ti capisco, eccome, forse è inutile dirti di ricordare tutti i momenti passati assieme (è la cosa più scontata)..però le cose cambiano..ma Lei c’è stata..e questo non te lo toglie nessuno, neanche il dolore bastardo che adesso ti morde!

    1 maggio 2009 alle 16:41

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