E così sui binari in tondo gira, illudendo la ragione, questo trenino a molla che si chiama cuore (Fernando Pessoa)

Heaven

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E il film è nella mia testa. Dal primo ascolto, dalle prime note, dalle parole chiare e comprensibili che si stampano subito nell’immaginario e creano sogni e una specie di stato di grazia nel mio schermo.

Il “bar chiamato Heaven” è ancora vuoto.
Ci sei solo tu. Ogni volta. Di spalle all’entrata , di faccia al bancone. Senza ancora nessun bicchiere davanti. Sei arrivato da pochi minuti, ma hai (volutamente), l’aria di chi sta lì da una vita, da prima del bar, del bancone, della Band e della canzone. Lì da sempre, con la testa spettinata.

La “band (già) suona la mia canzone preferita , e la suona ancora una volta e la suona tutta la notte”. 

 Nel mio film la canta “il rosso” con ancora lunghi riccioli rossi all’attivo, con la sua impronta soul e gentile, perchè alla mia anima si confà, nel tuo sicuramente sarà quella dei T.H. che da prima di me e più ti appartiene. Ma va bene così. E’ proprio così che va bene.

Mi avvicino, mi avvicino molto, fisso il tuo profilo. Non mi guardi, fai finta di  non vedermi, ma un sorriso appena trattenuto agli angoli della bocca, azzurro  e giocoso dice che sai e  che non mi stavi aspettando, ma mi stavi aspettando. Mi siedo sul vecchio sgabello di legno accanto al tuo. E sto bene. Mi spettino anche io, per vedere se posso assomigliarti per un attimo.

La canzone suona, possiamo parlare del nulla, fare disegnini su pezzetti di carta. Arriverà la gente, in questo posto dove non succede mai niente, il niente più lucente.
E’  “cielo”, un cielo-terreno, un riposo, un istinto, una gioia fine a se stessa che non ha ragione e per questo ha un valore assoluto, é un incontro che non ha bisogno di altro.

E la gente va via tutta nello stesso momento e  non succede niente ma è tutto è così emozionante, molto più di questa mia banale traduzione…molto più di questo assemblaggio di parole stappate.
Potremo trovarci poi seduti su un marciapiede in silenzio. Io tu ed un sorriso che non ha un nome. E non ne ha bisogno.

E’ una dimensione blù dell’anima, pura, gentile, non soffre dell’assenza, vive in QUEL momento e non PER quel momento. Si sente perfetta nei dialoghi sopra le righe, non inquinati da meccanismi sentimentali ma sentimentali , di altri tipi di sentimentalismi, quelli meno noti ai più. 
 C’E’ TUTTO CIO’ CHE C’E’, CHE CONOSCIAMO E POI C’E’ ANCHE ALTRO.
E si trova in quel bar, chiamato Heaven. Discorsi astratti e astrali, dove niente sa di banale e di reale, eppure è reale.

Avrei voluto scriverlo meglio.

Ev’ryone is trying to get to the bar.
The name of the bar,
The bar is called Heaven.
The band in Heaven,
They play my favourite song.
They play it once again,
They play it all night long.

Chorus:
Heaven,
Heaven is a place,
A place where nothing,
Nothing ever happens.

-chorus-

There is a party, everyone is there.
Everyone will leave at exactly the same time.
It’s hard to imagine that nothing at all
Could be so exciting, could be so much fun.

-chorus-

-chorus-

When this kiss is over it will start again.
It will not be any different, it will be exactly the same.
It’s hard to imagine that nothing at all
Could be so exciting, could be so much fun.

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