E così sui binari in tondo gira, illudendo la ragione, questo trenino a molla che si chiama cuore (Fernando Pessoa)

“Gli infermi di mente mi preoccupano meno dei fermi di mente”

Non ho detto , nè espresso parole ,nè opinioni. Solo silenzio. Per questioni ingiudicabili
Ancora una volta, viviamo in un paese dove i comici fanno morale e i politici fanno i comici. Personalmente, colpita nel profondo coscienza e nei vasi lacrimali. Una volta tanto.

Testo dell’intervento di Alessandro Bergonzoni:
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Una certa giornalista Rai che ha visto (o solo guardato?) Eluana anzi, il suo corpo, ha usato queste parole “bel pigiama”, con la “lingua che penzolava e la bava? “,  con “l’espressione dei cerebrolesi” e altre banalità gravi, non innocue e che vanno oltre il concetto di rispetto ma ciò che è peggio di intelligenza. Chiunque può decidere cosa pensare di ciò che vede e ciò che sente, ma c’è un limite a tutto.

Ma cosa è un cerebroleso? Cosa è così inguardabile o improponibile quasi come una minaccia fosse il “se vedeste”? Che idea ci si fa del danno e delle differenze, del male e della diversità? Della bellezza e della deformazione? Non sarà che a forza di guardabile, informazione, cronaca e inviati di tutti i generi, certe categorie non hanno più la capacità di discernimento, di osservazione di sensibilità, di tatto intellettuale? Troppi Grandi fratelli? Troppa realtà come alibi di fronte all’enormità dell’esistenza? Troppa tv come scuola? Con raccapriccio non mi raccapezzo più. Ma cosa avete visto fino a oggi, dove vivete? Avevate bisogno del clamore di una storia come questa per vedere i dolori i cambiamenti le metamorfosi? Che tristezza, che pochezza, che anime storte, che povertà assoluta?

Queste frasi sono inumane non la vita artificiale e la sua sovrumanità! Che pena la finta pena penosa, che basso profilo? Ma quando si insorge, quando ci si ribella al poco, al corto, al personale bieco, all’incapacità di vedere oltre? Chi potrà mai insegnare a certa stampa e a certi addetti ai lavori, non l’etica, non la morale, non la fede, o la costituzione, ma l’esistere, l’incommensurabile, il metafisico, la trascendenza?

Quale istruzione, dio, vita, presidente servirebbe, quali esempi, quale coinvolgimento, per far sì che l’uomo cominci ad allargare i suoi stitici orizzonti, le paure frustranti, questo bastarsi ormai consunto? E ci chiediamo perché interessa di più un’hostes che ciancia, ci si dimette per mancanza di attenzione, ci si stupisce per l’audience del nulla? Le risposte sono già dentro le domande: non guardiamo altro che quello che crediamo, mai oltre il sembra, mai più in la del maledetto e solo reale, mai un sesto senso, mai energia ulteriore, solo casi, scoop, avvenimenti? Incapaci di saper avvenire, solo preda dell’avvenenza, del piacevole, del presentabile, dell’accettabile, e così lasciamo solo alla chiesa la parola anima, ad una fede la parola infinito, alla scienza e al diritto il parlare delle norme e mai dell'”enorme”, dell’indicibile, dell’impossibile.

Ma in un ospedale prima di questo caso, in una rianimazione, in un manicomio, in un ospizio, ci siamo mai andati? E a vedere cosa? A cercare chi? Tutte quelle malattie rare, genetiche, invasive e devastanti che coccoliamo nelle sedi utili e importanti come Thelethon o altro, fan parte dei nostri risparmi di beneficenza o possono renderci alti e altri?

Qui non c’entra più il caso Englaro e si lasci stare il mondo di una famiglia comunque devasta; si tratta ormai di altri mondi e di altre devastazioni, è una cultura che manca a tanti di vedere dentro, la mania di pensare solo alla ricerca scientifica e mai a quella interiore, l’abitudine di parlare solo di politica, di sociale, di civile (certo necessario ma non prima di aver scavato altrove,con altre preparazioni), ma mai di oltrepassare il “posso”, di urlarsi, di scendersi nella piazza interiore, di scoperchiare le fobie dell’ansia di sicurezza che dividerà sempre il malato, il diverso, il devastato, da chi sta bene (bene? Leggendo certi pareri ci sarebbe da fare sedute fiume, puntate illimitate su cosa sia il bene, il bello, il buono, l’inguardabile, degno e incredibile).

Capi di partito che credevano Eluana la stessa della foto, altri che immaginavano tubi e macchine, altri che non credevano o preferivano travisare, inventare, sperare? Non si tratta più di legge o no di testamento biologico, qui è una logica problematica, la logica di non concepire l’inconcepibile, di interessarsi alla morte solo davanti alla morte, di schieramenti e di vittorie, ma non si passa mai a cercare il sé, solo l’io, solo ciò che appare, che riusciamo e conviene, ciò che si ha, che ci accontenta allargando le braccia all’evidenza: possiamo chiederci quale evidenza per chi e per quanto ancora? Possiamo. È democratico? Lecito? Rispettoso? O bisogna stare in silenzio?

Prima di pensare come accettare il legiferare, come arrivare davanti a un notaio per il nostro libero futuro, proviamo ad aprire il dibattito nel nostro parlamento intimo, nel governo privato, nella repubblica interiore, per non farci impalare da persone che pensano senza pensieri, che confondono sogni con desideri, corpo con utilità e vivacità, vita con la “loro” vita, soddisfazioni e progetti con gioventù, esistenza unilaterale e dogmatica, quella sì, privi di forza d’anima.

Non c’entrano più chiesa e stato, scienza o giurisprudenza, giovani o diseredati, barboni o stati vegetativi, siamo noi in coma da una vita, idratati solo dalle notizie e alimentati artificialmente dal reale, dal presente, dal comodo, dall?unica verità.

Basta! No non ci basta! Che la rivelazione ci sfoderi il terzo occhio, che lo stato che ci interessa di più sia quello di cambiare stato d’animo, di giudicare quel che sembra non muoversi, fermo: gli infermi di mente mi preoccupano meno dei fermi di mente. Altri Englaro si ribellino in nome dei loro “cerebrolesi”, dei loro inesistenti, dei loro spenti, chiedano a governo e presidenti ciò che spetta loro di diritto (anche questo è un diritto se si vuole pari o superiore all’autodeterminazione) così da non far più dire a certi uomini che la verità sta solo e soltanto dalla loro parte. E il dubbio? Un bel forse davanti al limite soprattutto “nostro”? Non sfiora quella giornalista così sconvolta, sconvolta da se stessa?

Smettiamo di indossare solo i panni di attore, di giornalista, di dottore, di industriale, di sano e cominciamo altri mestieri, misteri, abbracciando gli enigmi, toccando la complessità delle meraviglie, accarezzando la difficoltà imprescindibile, con un bel salto nel pieno lasciando parcheggiato il vuoto vicino alla rabbia e alla sua scusa. (E se vogliamo e voliamo dopo parliamo anche d’amore.)

Chiedo molto. Perché è di molto che abbiamo bisogno, il poco abbiamo visto i danni che fa, le metastasi culturali i tumori intellettuali che ci arreca. Forse molti di noi dovrebbero portare la scritta “posso nuocere gravemente alla salute”. Certo molti possono dire io non sono così: ma come esiste il fumo passivo, esistono anche altre passività dannosissime se perpetrate, inalate subite. Anche questo rientra nelle libertà subliminali e sublimi, non scordiamolo, dato che giustamente amiano tanto la memoria? Solo che certe malattie la scienza pretende di vederle e curarle altre non le vuole vedere nè guarire perchè significherebbe mettere finalmente in dubbio la propria curassica certezza, i personali poteri (nel senso di limite camuffato), a dispetto di una potenza che all’essere umano non deve essere più preclusa se si vuole continuare a piangere, protestare, pretendere giustizia, desiderare crescere, cambiare la “nostra” condizione condizionata, o troppo umana. Non possiamo più dire di non saperlo.

Se vorremo potremo pure staccare la spina, ma almeno continuiamo ad annusare prima la rosa!

Da un nauseato non sopportatore silenzioso di dogmi e da un umile e rispettoso ma non modesto amante del dubbio e della mutazione, Alessandro Bergonzoni.

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Una Risposta

  1. Decisamente onesto con se sesso, lascia spazio al pensiero…

    16 febbraio 2009 alle 04:03

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