E così sui binari in tondo gira, illudendo la ragione, questo trenino a molla che si chiama cuore (Fernando Pessoa)

Ma il cielo è sempre più blù

Chi mi raccogliesse ora, non saprei dire cosa si troverebbe,
nelle mani tese a conca.

Pensavo di essere a terra
e son sdraiata
ma è da quì che si guardan le stelle
e nel buio più buio
e in ogni sera dell’anno.

Ho sentito un moto di leggerezza svolazzarmi tra gli abiti e i capelli.
Ho gettato i sassolini che avevo in tasca
Non mi interessa ritrovare la strada.

Scatto dell’interruttore.
Click
Venerdì mi sono addormentata  pensando molto lentamente :
“cosa-cazzo-ci-faccio-quì…?”.
Avrei voluto girarmi dirgli, ormai priva di ogni rabbia:
“mi annoi, mi annoi a morte”
non importa perchè, chi è stato, chi l’ha voluto,
Avrei potuto dirgli :
“sei contento ora? Te l’avevo detto che scivolavo via”
Ma non mi importava più aver da dire qualcosa
Poi, perchè svegliarlo per un assenza che non fa la differenza?
E mi sono lentamente addormentata. Sola.
E mi sono svegliata la mattina dopo, serenamente
e mi sono presa “mezz’ora- ancora del suo tempo”
perchè volevo salutare, ma senza più dirglielo, per i troppi addii,
ormai poco credibili.
Vai dove vuoi adesso. Sii libero e prendi tutto ciò che vuoi.
Io sono contenta lo stesso.

C’è chi ti incontra e mostra la sua ruota con i colori più vivi e sgargianti, per toccarti
ma nei mesi cadono veloci le piume
e dietro , ecco, un tacchino nudo.
E la mia complicità fu forse la sete inconscia che ha inventato miraggi.

Non ho smanie di conquista. Ma sono una donna.
E sono orribilmente ciò che sono.

Mi dispiace un poco per il tempo buttato.
Per il bene, no.
Il bene non è ragionevolezza.
Il bene rimane.
E forse piangerò ancora.
Ma ho voglia di nuovo, di tirare i dadi e intrecciare sguardi e ridere.

Chi mi raccogliesse ora non sò, cosa troverebbe tra le dita
a parte i miei capelli spettinati.
Forse nessuna domanda e tutte le risposte, le mie discutibili risposte.
La leggerezza, che mi preme nel petto per tornare a vedere la luce.
Ecco, mi vedresti tornare come ero. Senza saperlo, perchè tu non c’eri.
Di meglio non ho.

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4 Risposte

  1. bb

    chi ti raccogliesse ora..ma anche chi t’avesse raccolto anche,passarebbe un quarto d’ora di paura…!!

    17 novembre 2008 alle 10:07

  2. Come è difficile leggerti e capire… però mi pare di intuire che si caschi sempre nello stesso brodo (di tacchino). Mi piacerebbe avere un bel cucchiaino per tirarti fuori da lì. Che quel brodo forse merita solo mosche, non libellule. E poi brodo di tacchino fa schifo e va bene solo per i malati! Non per te!
    passo e chiudo
    😉

    17 novembre 2008 alle 11:10

  3. bb

    ma io credo che neanche ad un malato si darebbe mai il brodo di tacchino..ubik sta nel brodo di pollo,quello che ci piace tanto in casa nostra..

    17 novembre 2008 alle 15:24

  4. io

    Torna perchè le cose tornano.
    Perchè i momenti brutti fanno da spartiacque.
    Perchè il tempo è trascorso ma mai tempo perso.
    Come non mai mi accorgo solo ora di quanto la vera vita sappia dare piu’ di mille parole trasmesse.
    Quindi qui mi fermo.
    Dubba.

    24 novembre 2008 alle 14:13

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