E così sui binari in tondo gira, illudendo la ragione, questo trenino a molla che si chiama cuore (Fernando Pessoa)

Si viene e si va

Oggi l’istinto mi ha buttato fuori casa.

Ho fatto dei giri.

Ero io che guidavo, che guardavo la differenza dei prezzi di benzina tra un distributore e l’altro,più per gioco che per interesse, ma era l’istinto che scalava le marce, che svoltava gli angoli.

Così, io e il mio istinto ci siamo trovati al cimitero.

E ne conosciamo più d’uno di quegli ospiti.

Passo sul prato, salgo le scale, entro all’interno.  Tra le pareti, silenzio intervallato dai miei passi.

Magari il riposo eterno è  come quel silenzio, sottolineato dal riverbero, che da un senso di serenità , ma spero “ardentemente” che non abbia un odore così forte di fiori.

Io non ricordo mai dove è Diego, ma lo trovo sempre.

Lo trovai da sola anche la prima volta, senza chiedere, sapendo-non sapendo dove andare.

Diego e’ stato il mio primo incontro con un dolore così immenso, con l’esperienza morte-di-qualcuno-che-conosci.

Forse il dolore, in parte si cura o si esorcizza ricordando un dolore più grande, certe volte.

Era solo un ragazzo del bar ,caduto in un tratto d’autostrada perchè dove doveva esserci una rete di protezione e invece c’era il vuoto.

Morto, non per un intemperanza, nè per un eccesso, ma per una banalità.
La rete l’hanno messa dopo.

Si dice sempre così, era un bravo ragazzo, e questo lo era dannatamente.
Mi sono accucciata in terra come dovessi fare pipì e ho pianto pensandoche per una volta in tutti questi mesi,  acqua che scende dagli occhi , ha un senso, “una giusta causa”.

Sul marmo solo la data di nascita…1974, ma non quella di morte.

La foto: il suo viso, e sullo sfondo, quel tratto di autostrada. Ma io la faccia , la voce, le ricordo senza promemoria. Non aveva la faccia da bravo ragazzo, ma che inganno l’aspetto.

Pochi passi più in là, N.

Amo il suo nome, perchè era il suo e perchè tutti i N. che ho conosciuto erano buone persone .

N. è un  segreto del nulla, un ideale, compreso, crescendo.

Al contrario di diego,la sua foto ridente  , certo  lo nega ma N.non era un bravo ragazzo(e non era nemmeno un ragazzo).

Ma il suo prima, il prima-che-lo-conoscessi, mi è estraneo e vago.

Ha solo scaldato le mie mani e mi ha solo guardato negli occhi e detto mezze frasi. E quei pochi minuti che siamo stati soli non so nemmeno spiegarli.
Ho sentito qualcosa che non sapevo, che non ho più incontrato e sono sicura, anche lui…reciprocità, ma ero così giovane, che l’ho capito molto dopo cosa era quella cosa, quella sospensione tra noi.

N. è morto così lontano e male, così lontano che il dolore è arrivato come un riverbero. A volte ho pensato che se avessi fatto qualcosa, un gesto, un passo, la storia avrebbe cambiato il suo corso. Oppure no. Faccio fatica ora a dirmi, che anima trasperente che avevo, lontana dalla logica del possesso , dal toccarsi, aversi. Anima ancora non scritta. Tutta ideale. Suo fratello mi chiamava “Mafalda”, come il fumetto.
Mi manca. Sò che mi è mancato più che ai suoi.
Certo alla sua famiglia aveva fatto vedere i sorci verdi, a me, solo gli occhi, la calma imperturbabile, un kharma . Ideale non corrotto dagli anni che solo a volte sento conscio.

Sul marmo, ho visto che al suo nome, fine, bianco, in pietra bianca e lucida,mancava la L. In 12 anni…può succedere, immagino.
Ho preso un bigliettino di carta, ho disegnato una L, ho avvicinato la scala

e ho rimpiazzato l’assente incastrandola tra le lettere vicine.

Proprio una L.

Al tuo nome mancava la L. a me manchi tu.

L.

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