E così sui binari in tondo gira, illudendo la ragione, questo trenino a molla che si chiama cuore (Fernando Pessoa)

Mi è andato di traverso il cervello

“i´m desesperado por estar contigo”

“estou louco”

“i do sex, and i think that is you”

e Ubik, muta, senza una sola parola, parlata o scritta, non saper che dire, a coprirsi la testa con le mani, che poi, sola, mica vede nessuno. Follia pura, affascinante , ma follia.

Il mondo è tumefatto.
Tu, che sei ad un km, non hai saputo, voluto, potuto, desiderato prendermi la mano fino al parco. Mentre io rido, e dentro, quelle righe di semi-licenziamento,  han fatto (ancora?)male a me, vento al padre genetico. La mia piantina che aveva il tuo nome, posata sul davanzale delle ciglia, sta  morendo. Non mi dai niente. Non voglio niente. Ce l’ho già niente. Che è un sollievo sapere che puoi perdere tutto, ma “il niente” non puoi perderlo.
Dovevo saperlo. E’ tutto così prevedibile.

Riflessioni slegate.

E tu, dormi, ma prima vomita. E non farmi sussultare. Sento la strada che percorri e non sò se sono misteri o miraggi o illusioni. Non me lo spiego

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