E così sui binari in tondo gira, illudendo la ragione, questo trenino a molla che si chiama cuore (Fernando Pessoa)

Certi giorni fanno proprio vomitare

Eppure ho riso, eppure ho parlato, interagito, risposto. Come ogni giorno.
Sono stata bene.
Eppure chiusa la porta di casa, ti sei trovata abbracciata alla tazza del cesso, nemmeno ti ci fossi fidanzata.
E le hai donato tutto quello che avevi in corpo.
Questo corpo che vedo cambiare solo io, che misuro e taro.
E c’era tutto il dentro a scivolare dentro la ceramica in dolorosi sussulti.
C’era il lavoro legato a doppio filo con chi dovrebbe biologicamente amarti invece torna nella tua vita guarita e riemarginata , CAZZO, lo sapevi , cazzo perchè non hai lasciato perdere, un anno fa.Conoscevi i rischi e sapevi del fallimento. Lo davano niente alla snai.
Tolto lui, David, estirpato come un pezzo di vetro in una mano, via dalla mia vita, col dubbio enorme che l’avessi disegnato nio, solo io nella mente, quello speciale rapporto, e lui, colorato con i colori più belli che avevo , sia invece bidimensionale, solo un tratteggio superficiale ,solo un disegno, solo uno come tanti .
E l’emorragia nel togliere quel pezzo dalla carne è dover essere obiettiva e dirmelo.
E il bene dove è? E la materia? Non lo saprò e di colpo non me ne frega più niente.
Perduta lei, dolore.Eppure non so che dirle, non so parlarle. Vorrei abbracciarla a piangere, ma non cancellerebbe la mia assenza, il mio non esserci mai per lei, nè la sua delusione. E non posso. E forse non può-Forse non ora. Non lo sò
E questa casa , l’unico punto fermo: la porta e le pareti che si aprono sul mondo e sugli orti o si chiudono intorno a noi in quella dolce sensazione che fa dire “…a casa(un abbraccio)”, ecco che anche lei traballa. Vogliono sezionarla, toglierle un pezzo, venderlo. E pensare di lasciarla proprio adesso, non riesco, il mio “asilo politico” dai casini.
Però…c’è la salute.
E tutto quanto sopra posso lasciarlo nella tazza e tirare lo sciacquone. Forse.
Qualcuno là fuori pensa solo ai saldi e all’aperitivo. E giuro che l’invidio.

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10 Risposte

  1. L’ho letto e riletto e riletto. E’ talmente “intimista” e sofferto che non riesco a scrivere niente di sensato e forse è questo che vuoi. Forse l’hai scritto per te.
    Grazie a Dyo (io agnostico!) ora so che sei Lucrezia (usi dei nick così “oggetto”!).
    Te lo dico qui che mi sembra meno frequentato, hai una bocca splendida, non so perchè lo dico e forse non avrei dovuto.
    ps.: invidio anch’io chi pensa ai saldi e all’aperitivo, beati loro.

    19 agosto 2008 alle 23:10

  2. Dyo

    Lucrezia, ora che ho svelato il tuo nome mi ammazzi?
    😦

    21 agosto 2008 alle 01:36

  3. Dyo

    Scusa, Jean, ma che fosse molto bella l’ho SEMPRE pensato e detto anchio.
    Bah.

    21 agosto 2008 alle 01:37

  4. Dyo non ne dubito, ma forse io vedo con occhi diversi;)

    21 agosto 2008 alle 11:15

  5. Io dico che tutti e due, una bella visita specialistica da un ottico, da un oculista. Offro io. Per il disturbo.

    (“Daltonici, presbiti, mendicanti di vista
    il mercante di luce, il vostro oculista,
    ora vuole soltanto clienti speciali
    che non sanno che farne di occhi normali.

    Non più ottico ma spacciatore di lenti
    per improvvisare occhi contenti”)

    21 agosto 2008 alle 13:01

  6. Solo gli occhi a-settici hanno bisogno di ottici.
    Ci sono occhi che sanno leggere tra le righe e ci sono soprattutto occhi che sanno leggere tra le immagini, questi occhi non hanno bisogno nè di ottici nè di oculisti, sono occhi “oltre”, sono occhi che vedono l’invisibile agli altri.
    Forse questi occhi si sono serviti realmente di spacciatori di lenti, lenti che permettono di vedere oltre il “vedibile” oltre il “guardato di sfuggita”.
    E la tua poesia fa centro proprio laddove dice “clienti speciali che non sanno che farne di occhi normali”.
    p.s.: il tutto accompagnato da Alice (Tom Waits).

    21 agosto 2008 alle 21:39

  7. ubik

    la mia poesia , non è mia ma De Andrè
    do sempre scontato che si debba capire…

    22 agosto 2008 alle 21:55

  8. mai dare nulla per scontato; come vedi hai fatto tue parole non tue eppure lì sembrano TUE (De Andrè le ha solo scoperte, non inventate, erano gà nell’aria). Stiamo andando fuori tema?

    22 agosto 2008 alle 22:04

  9. ubik

    De andrè le reinventava
    le aggregava in sequenze decise
    vivide
    era un ottico che vendeva a poco prezzo
    lenti magnifiche e spaventose
    e mi ha aperto un occhio in mezzo agli occhi
    un non ritorno, una seconda coscienza
    e parole che non so trovare perchè mi tocca , mi emoziona il pensiero
    Quando sono stata a staglieno, avrei voluto stare lì da sola
    e accucciata, niente…stare un pò lì .

    22 agosto 2008 alle 22:22

  10. sei stata a staglieno?! quando?
    rincorrersi da un blog all’altro, con Santana (“con Santana” 07 All that i am) intorno, fino a pochi giorni fa non l’avrei nemmeno immaginato….
    chissà checcazzo di domani “adessomattina” mi attende???

    22 agosto 2008 alle 22:43

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