E così sui binari in tondo gira, illudendo la ragione, questo trenino a molla che si chiama cuore (Fernando Pessoa)

Cronaca di un mal di testa in differita.

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Pensavo. Scoperto, anche a grandi linee la causa, risolto l’inghippo. Invece no. L’ho tenuto in mano ancora il mio piccolo mal di testa, l’ho guardato, lì, sul palmo del pensiero, avvinghiato a pezzi del mio cervello, in penombra, per non spaventarlo, perchè non si muovesse convulso, disturbato dalla violenza che solo la luce può avere, l’ho visto infilzandomi le pareti della testa, titillando la mia nausea fino al vomito.

Atteggiamenti biologici reiterati per anni non si fermano perchè un giorno ci si sveglia più brillanti e tra un ragionamento e una nozione letta si fa due più due, si fa la magia. No, non funziona così. Che ingenua pretesa.

Con lo spirito è altra cosa. Allora quel sabato arrivò al mio risveglio. Non era la mia casa, non era il mio letto. Cosa che non vorrei dire, non vorrei dirmi, ma il primo pensiero accese il mio cervello fu la frase rivolta solo a me stessa: “Io non sono felice”, come un lampo, come se non l’avessi pensato io, tanto è stato rapido-bit l’impulso, mentre io credevo di essere ancora tra il sonno.
No, non è la prima volta che la sento venire da lì.
E perchè poi? E chi è felice , se non a tratti?
Sciocchezze, lo sai benissimo cosa vuoi dire.
Che ogni singolo elemento, scisso, poi rimontato con gli altri e rivisto nell’insieme è questo.
La realtà. E al di fuori non c’è altro. E io me la rido. Perchè qualsiasi cosa, si può riderne.
Ho inzuppato tutto il mio ego nell’ossigeno dell’ironia e del sarcasmo, leciti o meno. Ma la realtà è sempre quella. Disappartenenza. Una vita imposta e non mia, anche se sono io a decidere tutto. L’altra verità altrettanto innegabile è che nessuno decide niente.
Fuoriluogo.

Lui , il dolore, era lì, il sabato, con me, con me al cinema.

Ho sempre paura di dover vomitare.
Oggi rivelo così a cielo aperto che questo pensiero mi turba quasi quanto il dolore stesso.

Era gestibile. Non è come un tempo. Io controllo lui, lui non mi domina. Ma arrestarlo, non ne sono capace. Oppure sì, ma senza sapere come, perchè fine film, fine serata, pensavo di toccare il letto e spengermi, chiudere gli occhi per non sentire più niente, invece d’improvviso si sciolse, se ne andò, senza nemmeno lasciarmi quella stanchezza da sfebbramento, da pericolo passato. Se ne andò come non ci fosse mai stato, allora mi alzai e andai nel salottino x: “Dove hai la crema per le mani?”

Fu lì anche la domenica, come un ombra, molto, molto lieve. Un mese fa.

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