E così sui binari in tondo gira, illudendo la ragione, questo trenino a molla che si chiama cuore (Fernando Pessoa)

Libellule

Dragonfly2_2

Sai come è andata quella storia delle libellule?
Te l’ho mai detto? No?
Avrò avuto forse 9anni, ero in vacanza su un litorale nostrano.
Ennesimo bagno/immersione/esplorazione del fondale marino
che anche se c’era poco da vedere con gli occhi di quell’età
era un’avventura e con quegli occhi, risalendo verso l’aria, muso appena fuor dall’acqua,vidi loro:

Le libellule.      

                              A filo d’acqua.                     

Non saprei dire se fu un emozione obiettiva o legata allo stupore che può spalancarti le pupille a 9 anni, che se da grandi emuliamo qualche volta, raramente torna in vita tale e quale ad allora.

Non posai questo scatto degli occhi,
    fotogramma  di colori e battiti d’ali,   corpicini perfetti di  insetti,                                              
sullo scaffale della memoria ben in vista,       ma lo infilai, non sò come, in un cassetto della mente.
E lì rimase per anni.

E non mi sono chiesta mai, se dovevano trovarsi lì, a un centimetro sul mare.

E non ho mai avuto mai la fissazione per le libellule o cose del genere.
Magari mi improvvisavo soccorritrice di ingenue api o vespe trovate in acqua, per salvaguardarle poi su terra ferma, fino all’asciugarsi delle loro ali , vederle poi volare via, senza un grazie loro ma con un sorriso mio. Il pronto intevento delle api.
Ma le libellule, no, come dimenticate, come se non si fossero mai librate tra un mio respiro e l’altro.

Dopo anni, su una bancherella, comprai un anello luccicante con sopra proprio una libellula, al quale poi si spezzò "la coda". Nel dispiacermene, riaprii il cassetto degli occhi e della mente un attimo, riguardai la mia foto perfetta.

Ho visto un poco di mondo, viaggiato abbastanza, e contengo milioni di fotogrammi:
di Pammukkale, montagne calcaree  che sembrano neve o zucchero filato, in Turchia. Marrachesh, il mar della grecia.
Mi sono invaghita della malinconica dignità di Budapest e di certa decadenza dell’ est europeo.

Mi sono sentita a casa in Portogallo,come un appartenenza lontana e ho nella mente fotogramma per fotogramma 9 albe, tramonti, notti stellate, e pace e sabbia e tutto ciò che in essa si può trovare  in un paradiso di pochi km alle Maldive .

Ho cercato inquadrature ogni dove.
Alcune son divenute foto più o meno belle di passanti e strade e lampioni, porte, vecchi, ponti e tutto quello che la ricerca del bello, o meglio, dell’idea del tutto personale di bellezza e l’avida curiosità, possono trovare.
(Che non passa  mai la voglia di partire di mettere negli occhi e in ogni angolo di me un altro viaggio.
E mi fan soffrire lunghi periodi di astinenza)

Eppure  il cassetto nelle pupille si riapre, quel librarsi impalpabile di libellule , quella danza involontaria  donata al mio sguardo è la foto più bella che non ho mai fatto.

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5 Risposte

  1. Dyo

    Magari la scatterai, prima o poi.

    2 luglio 2007 alle 20:09

  2. Dyo

    Magari la scatterai, prima o poi.

    2 luglio 2007 alle 20:10

  3. Dyo

    Magari la scatterai, prima o poi.

    2 luglio 2007 alle 20:10

  4. Dyo

    Magari la scatterai, prima o poi.

    2 luglio 2007 alle 20:10

  5. io vado a vedere i police. e ho notato anche certi distaccamenti tra le lettere e la punteggiatura che non ti sono sempre amici. lo fai per me? stellina. a me mi basta che una volta alla settimana mi scrivi un post così. le ho viste anche io le libellule. stamattina. e guardandole ho pensato a te…

    3 luglio 2007 alle 19:14

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