E così sui binari in tondo gira, illudendo la ragione, questo trenino a molla che si chiama cuore (Fernando Pessoa)

Io non piango più


Nella pietà che non cede al rancore,
madre, ho imparato l’amore

       (Il Testamento Di Tito-La Buona Novella-Fabrizio De Andrè)

Mi rotolo in una copertina calda di egoismo stanotte, quello che non fa star bene, ma me lo devo.

Si trova quasi riparo nei  tanti pensieri. Quelli pratici, quelli che mi fanno impazzire perchè pratici.
Poi, Cuccù, ci mancava il tuo generatore che in  preda alla crisi esistenziale da 56 enne, ha deciso di porre rimedio…rimedio…rimedio…al niente? Perchè c’è solo il suo non essere mai stato padre tra me e lui.

C’è il niente.

Inesatto.

Anche il vuoto può avere consistenza. Il dolore è astratto ti piena per lunghi attimi.

Proprio adesso che ho smesso, smesso di sentire l’eco in cima a quei gradini.

E  penso. E  rispondo ai messaggi, ma non al telefono che squilla, guardo il display e non riesco.

Che fare? Proprio quando quel volume B-come babbo, l’avevi archiviato,  rimpiattato in uno scaffale dopo un attenta lettura, dopo lo smembramento, lì tra il volume della C-ce l’ho fatta tutto sommato bene senza te e il volume S-sparami e prendimi ma io non piango più.

E poi? Io così incapace di perdonare, che di anno in anno, rimetto nei buoni propositi, quello di imparare questo sostantivo "perdono", ma in fondo non voglio, mi sento nel giusto, in fondo… Non sono giudice, ma distribuisco la mia giustizia, dove per me ognuno, me compresa, paga i propri errori e i cocci sono suoi…ma…

Eppure per la prima volta, vedo un apertura, consapevole, che il vuoto rimane vuoto. Non ho mai cercato di compensarlo con altri ripieni,  surrogati. Vuoto, e niente altro.

Ma ora?
I rischi: per esperienza, le persone non cambiano
I rischi:Ancora dolore…ancora vuoto.

E io certa che il dolore ha un limite, di averlo già toccato il mio.Ma.

Ma, riaprire il libro? Rischiare di mettere nel vuoto quacosa che è peggio del vuoto stesso?
E che dire dopo il ciao?

Ma piove, cerco un abbraccio di gocce sul tetto della mansarda.Nella testa quella vecchia canzone di Ruggeri…
non è più un giardino da annaffiare

se ci vivi tu.

Sparami e prendimi
ma io non piango più.

Nelle orecchie, intimo come la pioggia, come una parentela, Io, De Gregori, Gambadilegno a Parigi.

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Una Risposta

  1. niente parole..sono un abbraccio morale..

    20 marzo 2007 alle 18:45

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