E così sui binari in tondo gira, illudendo la ragione, questo trenino a molla che si chiama cuore (Fernando Pessoa)

Robi?Robi!

Sta ancora lì l’uomo che chiami Uomo,con tutti i suoi difetti, con i suoi eccessi.
Impegnato,"già preso".

Bello dentro e fuori,
splendido anche nei suoi lati frivoli.
Quello che ti chiama nel cuore della notte, un pò brillo
per dirti che è fuori dalla discoteca, stanco
perchè la sera prima ha fatto tardi, che vuole andare a dormire e
i suoi amici son dentro ed è in macchina con loro…

"Vuoi che ti venga a prendere, Robi??"
"Naaaah…lenta come sei,bradipa,allorchè sei quì chiude la disco…"
("Grazie…ci venivo…ma a gran fatica…")

L’uomo che gli piaci
che ti piace,
che tiene famiglia,
che non son mancate le occasioni,
che non siete stati a letto,
a volte con fatica ,
Ricordi?
…soffermarsi
su un bacio ,
inaspettato,
nei campi,
nelle nostre passeggiate buie,
con i cani
la pioggia scendeva
e l’ombrello calava come un sipario
sulla tua bocca
che sfiorava proprio come una goccia d’acqua
e il cuore si  impauriva…

Ma siamo stati bravi davvero.
Aggirando occasioni ed ormoni e faticosamente evitando…"la lapide morale".
E ci siamo andati vicino come la meteora sfiora la terra
e fermati prima dell’impatto
perchè "Noi" è più importante.
             "Ma non potevo conoscerti prima??"
            "Ma non potevo conoscerti prima??"
               Unisono e sorriso.
E non ti ho mai perso.
E se un uomo lo perdi quando la curiosità cede all’atto,
e se un uomo lo perdi dopo il due di picche,tu no.
Se stai nella mia vita è per ME.
Grazie per come mi vedi…
Che mi chiami e io non ti chiamo mai.
Che mi scrivi.
Che sei malizioso sempre
malizioso mai
Che non ti inviti nella mia stanza e sospiri
che non ti invito nella mia stanza e rido
Silenzioso sonoro accordo
Pensavo di perderti
e invece ci sei
E non so se sei fedele alla tua donna, ma non voglio essere io l’altra…
..perchè io ho già la parte migliore di te:quella che tieni nei pensieri,
che tengo nei miei per te.
Che se fossi quì non ti amerei
perchè ci sono cose più importanti
Magari in un altra vita ti cerco…
…oppure no.

Però è bello sapere che ci sei.

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3 Risposte

  1. ma quanto sei brava quando scrivi con il cuore… vedi? abbiamo delle possibilità!

    9 novembre 2006 alle 17:08

  2. bb

    ci dividiamo pure lo stesso tipo di amicizie e le stesse esperienze..simm parallele..ma mo che ci incotriamo che diventamm?!

    9 novembre 2006 alle 17:52

  3. non so se invidiare di più la tua capacità di scrivere una dichiarazione di (unaqualcheformadi) amore come questa o di più lui per avere una (qualcheformadi) amicizia come quella che ha con te.
    l’amore, certi amori, sono lo slittamento assoluto del senso.

    Non c’entra nulla ma non so perchè quello che racconti mi sembra come duna danza di due che pattinano su un lago ghiacciato. fragilità ed equilibrio sono tutt’uno. mi fa venire in mente una bella poesia di Gozzano “invernale”. al dilà della apparente “viltà” di lui, c’è un senso del vivere su lastre di ghiaccio che mi piace.

    Invernale
    «…cri…i…i…i…icch…»
    l’incrinatura
    il ghiaccio rabescò, stridula e viva.
    «A riva!» Ognuno guadagnò la riva
    disertando la crosta malsicura.
    «A riva! A riva!…» Un soffio di paura
    disperse la brigata fuggitiva.

    «Resta!» Ella chiuse il mio braccio conserto,
    le sue dita intrecciò, vivi legami,
    alle mie dita. «Resta, se tu m’ami!»
    E sullo specchio subdolo e deserto
    soli restammo, in largo volo aperto,
    ebbri d’immensità, sordi ai richiami.

    Fatto lieve così come uno spetro,
    senza passato più, senza ricordo,
    m’abbandonai con lei, nel folle accordo,
    di larghe rote disegnando il vetro.
    Dall’orlo il ghiaccio fece cricch, più tetro…
    dall’orlo il ghiaccio fece cricch, più sordo…

    Rabbrividii così, come chi ascolti
    lo stridulo sogghigno della Morte,
    e mi chinai, con le pupille assorte,
    e trasparire vidi i nostri volti
    già risupini lividi sepolti…
    Dall’orlo il ghiaccio fece cricch, più forte…

    Oh! Come, come, a quelle dita avvinto,
    rimpiansi il mondo e la mia dolce vita!
    O voce imperiosa dell’istinto!
    O voluttà di vivere infinita!
    Le dita liberai da quelle dita,
    e guadagnai la ripa, ansante, vinto…

    Ella solo restò, sorda al suo nome,
    rotando a lungo, nel suo regno solo.
    Le piacque, alfine, ritoccare il suolo;
    e ridendo approdò, sfatta le chiome,
    e bella ardita palpitante come
    la procellaria che raccoglie il volo.

    Non curante l’affanno e le riprese
    dello stuolo gaietto femminile,
    mi cercò, mi raggiunse tra le file
    degli amici con ridere cortese:
    «Signor mio caro grazie!» E mi protese
    la mano breve, sibilando: «Vile!».

    10 novembre 2006 alle 17:53

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